Lo hanno inseguito fuori dalla discoteca e trovato dietro un’automobile. Poi hanno ricominciato a picchiarlo, anche quando era a terra e chiedeva di smetterla. La vittima dell’aggressione aveva appena diciott’anni all’epoca dei fatti. Quella notte, secondo la ricostruzione accolta dai giudici, era bastato il saluto a un’amica per scatenare la gelosia di un ragazzo e un pestaggio di gruppo. Tutto risale alla notte tra il 4 e il 5 giugno 2022, in una discoteca di Soverato. Per le violenze subite dal ragazzo sono stati condannati in primo grado Carlo Gallina, Simone Mumoli ed Emanuel Rosario Giampà tutti e tre di Catanzaro. La Corte d’appello ha dichiarato inammissibile l’impugnazione di Giampà, lasciando ferma la sentenza a suo carico. Le motivazioni dei processi ricostruiscono i colpi dentro e fuori il locale, i tentativi degli amici di proteggere il diciottenne e le minacce che, secondo il suo racconto, proseguirono anche in ospedale. Nello stesso procedimento sono confluiti altri due episodi: una rapina a Settingiano e un’aggressione a Catanzaro Lido.
Tre condannati per il pestaggio di Soverato
Gallina e Mumoli sono stati condannati con rito abbreviato a tre anni e otto mesi di reclusione e 1.667 euro di multa ciascuno. È una pena complessiva che comprende, oltre alle lesioni e al danneggiamento ai danni del ragazzo anche la rapina e le lesioni contestate per i fatti di Settingiano. Per Giampà, giudicato separatamente con rito ordinario, il Tribunale ha stabilito un anno e quattro mesi di reclusione per lesioni aggravate, concedendo la sospensione condizionale della pena. Lo ha invece assolto dall’accusa di aver danneggiato il telefono e lo smartwatch della vittima, con la formula “perché il fatto non sussiste”. L’appello di Giampà è stato dichiarato inammissibile dalla seconda sezione penale della Corte d’appello di Catanzaro, composta dal presidente Alessandro Bravin e dalle consigliere Assunta Maiore e Carmela Tedesco.
Una piroetta, le scuse e i primi pugni
Il processo ricostruisce nei dettagli quanto accaduto quella notte a Soverato. La vittima è in discoteca con gli amici. Incontra una conoscente e, per salutarla, le fa fare un giro su se stessa. Poco dopo torna al tavolo e chiede a un’amica di scattargli una fotografia. Invita due ragazzi a spostarsi per liberare l’inquadratura. La risposta che le sentenze attribuiscono a Mumoli è il rimprovero da cui parte l’aggressione: “Hai fatto lo stupido con la mia ragazza e ora mi chiedi pure di spostarmi?”. Il ragazzo chiede scusa. Seguono spinte, uno schiaffo e un pugno. Secondo la ricostruzione del giudice, anche Gallina partecipa ai primi colpi. Gli addetti alla sicurezza intervengono, separano i giovani e cercano di farli chiarire. Le minacce continuano: “Ci vediamo fuori, ti aspetto fuori”. In questa fase il ragazzo reagisce con una testata a uno dei due. La colluttazione riprende, altri soggetti si aggiungono e il diciottenne riesce a divincolarsi e a uscire dal locale.
Lo trovano dietro un’auto e ricominciano a colpirlo
Fuori dalla discoteca, un’amica prova ad accompagnare il diciottenne tenendolo per mano. Agli investigatori spiega di aver pensato che la presenza di una ragazza potesse evitare un altro attacco. Aspettano un amico che deve arrivare con l’automobile per portarli via. Nel frattempo si nasconde dietro una macchina. Gli aggressori lo individuano e il pestaggio ricomincia. Cade a terra, riceve calci e pugni. L’amica cerca di mettersi in mezzo, senza riuscire a fermare la violenza. I testimoni descrivono un gruppo numeroso e un ragazzo che chiede ripetutamente di essere lasciato stare. Le loro dichiarazioni, insieme al racconto della vittima e ai riscontri sanitari, vengono valutate nelle motivazioni delle sentenze. Al pronto soccorso vengono refertate contusioni ai tessuti orbitali, al volto, al cuoio capelluto e al collo: 21 giorni di prognosi. Nella denuncia viene riferito anche della maglietta strappata, del telefono e dello smartwatch danneggiati.
Le minacce raccontate anche in ospedale
Dopo il ritorno a casa, la madre accompagna il figlio al pronto soccorso di Catanzaro. Il giovane racconta di aver incontrato lì Mumoli e di averlo riconosciuto come uno degli aggressori. “Con te non ho ancora finito”: è la frase che gli attribuisce, richiamata nella sentenza dell’abbreviato. La madre conferma l’incontro e riferisce ulteriori minacce rivolte al figlio. La sorella cercando informazioni sugli aggressori attraverso i social, inizia a seguire Giampà su Instagram. Agli investigatori racconta di aver ricevuto poco dopo una telefonata nella quale l’uomo nega di aver partecipato alle violenze. Nel processo ordinario il giudice Giovanni Strangis, con sentenza del 28 maggio 2025, ritiene attendibile il racconto della vittima. Il giovane aveva riconosciuto Giampà, indicandolo come autore di un pugno al volto dentro il locale. Il Tribunale ritiene provata anche la sua partecipazione alla successiva aggressione all’esterno e lo condanna.
Rosati e Cardamone assolti per Soverato
Per l’aggressione al diciottenne sono stati assolti per non aver commessi il fatto Tommaso Rosati, 32 anni di Gimigliano e Giuseppe Cardamone, 25 anni di Catanzaro. La giudice Chiara Esposito ha ritenuto insufficienti gli elementi per considerarli partecipi del pestaggio. Il testimone che li aveva nominati aveva espresso incertezze sulla loro presenza e mancavano ulteriori prove della loro partecipazione oltre ogni ragionevole dubbio. La sentenza dell’abbreviato condanna Gallina e Mumoli al risarcimento dei danni da quantificare davanti al giudice civile, senza riconoscere una provvisionale immediatamente esecutiva. Anche nel giudizio ordinario Giampà è stato condannato al risarcimento, con quantificazione rimessa alla sede civile.
Il collegio difensivo e le parti civili
Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Luana Tassone ed Eugenio Felice Perrone per Carlo Gallina, Amedeo Bianco per Simone Mumoli, Davide Billà per Tommaso Rosati, Michele De Cillis per Giuseppe Cardamone e Aldo Costa per Emanuel Rosario Giampà. Le parti civili sono state rappresentate dagli avvocati Giancarlo Pitari e Francesco Severino.















