Il nome di Silvana Sibarelli, uccisa il 23 ottobre nell’agguato di Cassano all’Ionio in cui è rimasto ferito il compagno Damiano Pepe, compare tra quelli al centro dell’inchiesta Ginestra, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. L’operazione, scattata il 28 ottobre, ha portato all’esecuzione di 41 misure cautelari nella Sibaritide. Secondo l’impianto accusatorio, la donna avrebbe svolto un ruolo attivo nelle attività del gruppo criminale. Nell’ordinanza cautelare il giudice per le indagini preliminari la indica come «partecipe dell’associazione», disponendo nei suoi confronti la custodia in carcere per l’ipotesi di partecipazione all’associazione mafiosa. Le contestazioni delineano una funzione che, secondo gli investigatori, non si sarebbe limitata alla sfera privata della relazione con Pepe, ma avrebbe riguardato anche la gestione di risorse economiche e i collegamenti con gli altri presunti affiliati.
Il denaro e le comunicazioni con il gruppo
Una parte della ricostruzione riguarda le somme destinate a Damiano Pepe durante la detenzione. Sibarelli, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto il denaro destinato al suo mantenimento e contribuito alla gestione delle risorse riconducibili alla cosca, garantendo al contempo la continuità dei rapporti tra il compagno e gli altri componenti del gruppo. Gli inquirenti le attribuiscono anche la disponibilità della propria utenza telefonica per far circolare messaggi e organizzare incontri. Pepe, invece, avrebbe evitato di utilizzare il proprio cellulare per ridurre il rischio di essere intercettato o sottoposto a controlli investigativi. Anche l’abitazione della coppia, situata in contrada Lattughelle, sarebbe stata utilizzata come punto di appoggio logistico. Secondo quanto riportato negli atti, la casa disponeva di un sistema di videosorveglianza.
Le conversazioni intercettate e i pagamenti contestati
Tra gli elementi valorizzati dagli investigatori ci sarebbero alcune conversazioni intercettate, nelle quali veniva indicata Sibarelli come destinataria di somme di denaro. In una delle frasi riportate nell’inchiesta, alcuni presunti sodali avrebbero detto a un debitore: “Li devi portare a Silvana e basta!”. La donna avrebbe successivamente insistito: “E me li devi portare a me!” Un ulteriore filone riguarda un presunto rapporto di lavoro fittizio presso un’azienda agricola riconducibile a un imprenditore che sarebbe stato vittima di estorsione. Per il periodo compreso tra il 2018 e il 2022, secondo la tesi accusatoria, Sibarelli avrebbe percepito redditi senza svolgere un’effettiva attività lavorativa. Il rapporto sarebbe servito a garantire alla famiglia di Pepe un’entrata formalmente regolare. Si tratta di contestazioni contenute nell’impianto investigativo, che dovranno essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti.
L’agguato mortale e l’esito dell’autopsia
La vicenda giudiziaria si intreccia con l’agguato avvenuto il 23 ottobre in contrada Lattughelle, nel territorio di Cassano all’Ionio, nel quale Silvana Sibarelli, 64 anni, è stata uccisa e Damiano Pepe è rimasto gravemente ferito. Secondo le indiscrezioni riportate sull’esame autoptico, la donna sarebbe stata raggiunta da numerosi colpi esplosi con un’arma lunga. La causa del decesso sarebbe riconducibile a un’emorragia cerebrale. L’autopsia è stata eseguita presso l’obitorio dell’ospedale di Rossano, su incarico della Procura di Castrovillari, dal medico legale Biagio Solarino, dell’Università di Bari, insieme alla sua équipe. I funerali della donna sono stati annunciati per la mattina del 30 ottobre, alle ore 11, nella chiesa Gesù Buon Pastore di Sibari.













