Dopo la notizia dell’operazione sulla banca del narcotraffico smantellata da un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, l’ordinanza del gip di Firenze Angelo Antonio Pezzuti visionata da Calabria7 consente ora di ricostruire nel dettaglio il capitolo vibonese dell’inchiesta. Tra le righe del provvedimento, accanto a un clan di Lecce e al clan campano Aquino-Annunziata, compare infatti la ‘ndrina Fiarè-Razionale-Gasparro, locale di San Gregorio d’Ippona, indicata dagli investigatori come una delle organizzazioni mafiose che si sarebbero servite della presunta banca clandestina pratese per pagare partite di stupefacente in Spagna senza dover materialmente spostare il contante attraverso propri affiliati.
Un sistema, ricostruisce il gip, che avrebbe permesso alla ‘ndrina di azzerare il rischio legato al trasporto fisico del denaro, alimentando al contempo la rivendita del narcotico e il perseguimento degli interessi economici del gruppo. Un episodio specifico, datato 24 novembre 2021 fissa nel dettaglio il meccanismo: un prelievo di 120mila euro a San Gregorio d’Ippona, smistato a Prato tra i “collettori” del sodalizio e reimmesso nel circuito delle imprese cinesi del tessile pratese a saldo di forniture di abbigliamento dirette in Spagna.
L’ordinanza del gip di Firenze
Riassunto della puntata precedente. Cinquantasette persone, tra cittadini cinesi, albanesi, italiani, un cittadino turco e uno venezuelano, risultano indagate nel procedimento istruito dalla Procura della Repubblica di Firenze e sfociato in un’ordinanza applicativa di misura cautelare. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e della Squadra Mobile di Prato, le misure cautelari personali — che vanno dal carcere agli arresti domiciliari, fino all’obbligo di firma — avrebbero riguardato 41 persone, mentre per 27 indagati sarebbero stati disposti sequestri di beni per un valore complessivo superiore ai 60 milioni di euro. I provvedimenti sono stati eseguiti in Toscana e all’estero, in Spagna, con il supporto di Eurojust. È bene premettere, come impone la correttezza dell’informazione giudiziaria, che si tratta in questa fase di ipotesi accusatorie: gli indagati, secondo il nostro ordinamento, sono presunti non colpevoli fino a sentenza definitiva di condanna.
La presunta “banca illegale” di Prato
Al centro dell’inchiesta vi sarebbe, secondo l’accusa, una vera e propria banca abusiva con base operativa a Prato, che gli inquirenti descrivono come un’organizzazione “stabile e funzionale ad operare come banca illegale”, riconducibile in particolare a Keke Pan, promotore e capo dell’associazione, definito negli atti “responsabile della sua costituzione e garante della sua operatività nel tempo”.
Il sistema contestato si fonderebbe su un meccanismo di compensazione finanziaria che richiama il modello dell’hawala di tradizione islamica — in ambito cinese noto come “chop-shop” — capace di trasferire denaro senza alcuno spostamento fisico del contante. In concreto, secondo la ricostruzione investigativa, i soldi raccolti in contanti in Italia (e in alcuni casi in Spagna, Portogallo, Francia e Germania) presso clienti riconducibili a organizzazioni dedite al narcotraffico venivano impiegati per “saldare” — tramite imprese cinesi del distretto tessile pratese — le compravendite di capi d’abbigliamento intercorse con il pronto moda o con negozi situati all’estero. In questo modo, secondo gli investigatori, il denaro di provenienza illecita sarebbe stato reimpiegato nell’economia legale, mentre i fornitori di stupefacente venivano pagati su scala sovranazionale senza che alcuna somma dovesse realmente attraversare le frontiere. Gli inquirenti stimano che il giro d’affari complessivo della presunta banca clandestina potesse aggirarsi tra gli 80 e i 100 milioni di euro l’anno.
I ruoli: promotori, “collettori” e “corrieri”
L’ordinanza descrive una struttura organizzata per ruoli distinti. Lorenzo Dei Meneghetti, Baidong Li e la moglie Yufei Chen, Yudan Ren, Jiasheng Wu e Vincenzo Croma vengono indicati come co-organizzatori, ciascuno con compiti specifici: Dei Meneghetti a capo della “cellula” dei corrieri attivi in Spagna e Portogallo; Baidong Li e Yufei Chen addetti alla contabilizzazione del denaro e ai rapporti con i cosiddetti “collettori”; Yudan Ren e Jiasheng Wu con funzioni operative e di custodia presso le basi logistiche pratesi, individuate dagli inquirenti.
Tra i presunti broker albanesi del narcotraffico vengono citati Armand Kollcaku, detto “Caffè”, Marius Maliqi, detto “Bergamo”, e due soggetti ancora da identificare, indicati con gli pseudonimi “Fafà” e “Cri”. Secondo gli inquirenti, Kollcaku avrebbe garantito “in maniera esclusiva” i pagamenti internazionali di partite di stupefacente per conto di organizzazioni di tipo mafioso, occupandosi anche della fornitura di telefoni criptati agli affiliati.
I “collettori” — tra cui Qingsi Wang detta Ashi, il marito Jiajia Yu e Yuesi Zheng detta Xiao Pan Mei — avrebbero avuto il compito di individuare le imprese cinesi del distretto tessile pratese interessate a ricevere pagamenti non tracciabili, mentre i “corrieri” — tra gli altri Michela Dei Meneghetti, Giulia Ballarin, Eduardo José Prestamo Freites, Can Sun e Songting Liu — si occupavano materialmente della raccolta e della consegna del contante in Italia, Spagna, Portogallo, Germania, Olanda, Belgio e Francia.
Il capitolo che porta a San Gregorio d’Ippona
Uno degli aspetti che riguardano più direttamente la cronaca giudiziaria calabrese è l’aggravante contestata al capo d’imputazione principale: l’organizzazione avrebbe agito — scrive il gip — “al fine di agevolare l’attività di organizzazioni di stampo mafioso”, citando espressamente il “clan Briganti” di Lecce (riconducibile alla Sacra Corona Unita), la ‘ndrina Fiarè-Razionale-Gasparro, locale di San Gregorio d’Ippona (VV), e il clan campano Aquino-Annunziata.
In un capitolo specifico dell’ordinanza (capo 17), gli inquirenti ricostruiscono un episodio datato 24 novembre 2021: dopo che Keke Pan avrebbe ricevuto a Prato 120.000 euro in contanti, prelevati a San Gregorio d’Ippona da due corrieri — Eduardo José Prestamo Freites e Xiaoyan Wang, detta Xiao Jie Jie — presso referenti non identificati della ‘ndrina vibonese “dedita al narcotraffico anche su scala sovranazionale”, la somma sarebbe stata smistata ai collettori Qingsi Wang e Yuesi Zheng, rispettivamente per 70.000 e 30.000 euro, per essere reimmessa nel circuito di imprese cinesi del tessile pratese, tra cui vengono citate le società L&L Pronto Moda e XW Moda srl, a saldo di forniture di abbigliamento destinate a negozi del polo commerciale di Fuenlabrada, a Madrid. Lo schema, sempre secondo l’accusa, avrebbe permesso alla ‘ndrina di pagare le partite di stupefacente in Spagna senza dover materialmente spostare il contante attraverso propri affiliati, “alimentando la successiva rivendita dello stupefacente ed il perseguimento degli interessi economici illeciti del gruppo criminale”. Per questo capo risultano indicati, tra gli altri, Keke Pan, Armand Kollcaku, Lorenzo Dei Meneghetti, Qingsi Wang detta Ashi, Jiajia Yu e Yuesi Zheng detta Xiao Pan Mei. Restano da identificare i referenti della ‘ndrina vibonese.
Il presunto traffico di migranti
Parallelamente al filone finanziario, le indagini avrebbero fatto emergere anche un secondo filone relativo al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, gestito da una parte del sodalizio: l’ipotesi è che l’organizzazione agevolasse l’ingresso illegale in Italia di cittadini cinesi facendoli transitare dalla Serbia (Paese extra-Schengen), poi dall’Ungheria e infine dall’Italia attraverso la Slovenia, con tratti di viaggio percorsi anche a piedi attraverso zone montuose, verso i distretti produttivi di Prato, Torino e Somma Campagna. Ogni persona, secondo questa ricostruzione, avrebbe versato all’organizzazione circa 9.500 euro.
Nel complesso, l’inchiesta della Procura di Firenze avrebbe fatto luce su tre distinte organizzazioni criminali, attive nel narcotraffico internazionale e nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Oltre alle misure personali, sono stati disposti sequestri di beni per oltre 60 milioni di euro nei confronti di 27 indagati, a riprova — secondo gli investigatori — della dimensione economica raggiunta dal presunto sistema.
L’elenco degli indagati
- Keke Pan, detto Luca — 49 anni, nato in Cina il 20.09.1976
- Armand Kollcaku, detto Caffè — 41 anni, nato in Albania il 21.12.1984
- Marius Maliqi, detto Bergamo, alias Marius Tudose — 43 anni, nato in Albania il 29.04.1983
- Lorenzo Dei Meneghetti — 49 anni, nato a Chioggia (VE) il 26.07.1976
- Baidong Li, detto Adong e Papai, alias Wen Gang Zhang — 36 anni, nato in Cina il 10.10.1989
- Yufei Chen, detta Sanshun — 36 anni, nata in Cina il 28.02.1990
- Jiasheng Wu, detto Zio — 69 anni, nato in Cina il 01.06.1957
- Vincenzo Croma, detto Enzo e il Vecchio — 69 anni, nato a Benevento il 30.01.1957
- Yudan Ren, detta Adan o Da Jie o Linda — 47 anni, nata in Cina il 26.09.1978
- Qingsi Wang, detta Ashi — 41 anni, nata in Cina il 05.11.1984
- Jiajia Yu — 35 anni, nato in Cina il 28.08.1990
- Yuesi Zheng, detta Xiao Pan Mei o Stella — 34 anni, nata in Cina il 23.09.1991
- Miaomiao Zhou, detta Xiao Lei Mei e Michela — 36 anni, nata in Cina il 04.04.1990
- Zhou Xu, detto capo Zhou — 49 anni, nato in Cina l’08.11.1976
- Fengying Cen — 46 anni, nata in Cina il 06.05.1980
- Demin Liu, detto Liu Sao — 37 anni, nato in Cina il 27.12.1988
- Xingsheng Hu, detto Tong Lin — 47 anni, nato in Cina il 25.02.1979
- Dejian Huang, detto Tan Jian e Giacomo — 42 anni, nato in Cina il 28.05.1984
- Xiaoyan Wang, detta Xiao Jie Jie — 46 anni, nata in Cina il 21.01.1980
- Songting Liu, detto Xiao Ge Ge — 49 anni, nato in Cina il 17.03.1977
- Cesur Korkmaz, detto Gessy e il Turco — 39 anni, nato in Turchia il 12.03.1987
- Haijun Huang, detto Tan Sheng — 45 anni, nato in Cina il 10.11.1980
- Michela Dei Meneghetti — 45 anni, nata a Chioggia (VE) il 19.07.1980
- Giulia Ballarin — 31 anni, nata a Chioggia (VE) il 28.03.1995
- Eduardo José Prestamo Freites — 33 anni, nato in Venezuela il 27.10.1992
- Can Sun, detto Adi — 33 anni, nato in Cina il 16.10.1992
- Qin Lin, detta Xiaoyu — 39 anni, nata in Fujian (Cina) il 14.10.1986
- Ilia Ndoka — 50 anni, nato in Albania il 22.08.1975
- Arian Tuku — 38 anni, nato in Albania il 02.02.1988
- Miklovan Dakaj, detto Toni o Pisa — 31 anni, nato in Albania il 13.12.1994
- Saimir Zgjana, detto Lo Zio — 48 anni, nato in Albania il 20.06.1978
- Gianluca Zgjana — 24 anni, nato a Pisa il 21.08.2001
- Alessandro Albanese — 48 anni, nato a Cantù (CO) il 15.05.1978
- Massimo Picone — 53 anni, nato ad Aprilia (LT) l’11.12.1972
- Patrizio Forniti — 54 anni, nato a Roma il 06.03.1972
- Luca Trippetta — 48 anni, nato a Sanremo (IM) il 01.07.1977
- Luka Beqiraj, alias Beqiraj Kriols — 38 anni, nato in Albania il 29.07.1987
- Andrea Contu — 32 anni, nato a Roma il 01.04.1994
- Nuri Cobaj, alias Nuri Cobo — 39 anni, nato in Albania il 05.03.1987
- Mark Leka — 37 anni, nato in Albania il 12.10.1988
- Giancarlo Tasca — 42 anni, nato a Milano il 04.05.1984
- Felice Aquino — 55 anni, nato a Boscoreale (NA) il 23.06.1971
- Yinping Shao — 59 anni, nata a Zhejiang (Cina) il 04.04.1967
- Xia Chen — 43 anni, nato a Zhejiang (Cina) il 06.08.1982
- Chunhai Chen — 57 anni, nato a Zhejiang (Cina) il 28.03.1969
- Xiaoying Lin — 59 anni, nato a Zhejiang (Cina) il 24.12.1966
- Jie Lin — 39 anni, nata in Cina il 07.10.1986
- Chunming Huang — 40 anni, nato in Cina il 12.11.1985
- Xiaoqiong Huang — 42 anni, nata a Zhejiang (Cina) il 21.01.1984
- Jianbo Ding, detto Lorenzo — 45 anni, nato in Cina il 21.01.1981
- Bruno Alvaro — 56 anni, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 04.11.1969
- Tekla Markaj — 24 anni, nata a Lezhe (Albania) il 12.07.2001
- Denis Gjyli — 25 anni, nato a Durazzo (Albania) il 18.07.2000
- Ferdinant Llani — 40 anni, nato in Albania il 23.12.1985
- Shuai Wang — 27 anni, nato nello Shandong (Cina) il 05.08.1998
- Jinwang Wu — 49 anni, nato nello Zhejiang (Cina) il 22.02.1977
- Qinqin Wei — 36 anni, nata nel Fujian (Cina) il 03.12.1989










