14 Ottobre 2026
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’Ndrangheta a Borgia, annullata confisca a imprenditore Severini. I giudici: non basta il sospetto che fossero di Catarisano

E’ quanto deciso dalla Corte d’appello di Catanzaro: gli elementi raccolti non dimostrano un’intestazione fittizia. Confermata invece la misura per Leonardo Catarisano e la moglie

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Non bastano le dichiarazioni generiche dei collaboratori di giustizia né una conversazione su una questione bancaria per ritenere che le quote di un imprenditore appartengano, in realtà, a un altro. La Corte d’Appello di Catanzaro accoglie il ricorso di Antonio Severini, assistito dagli avvocati Salvatore Staiano e Isabella Camporato, e annulla la confisca delle quote della Gife srl a lui intestate e del relativo compendio aziendale, disponendo la restituzione agli aventi diritto. La decisione arriva al termine del nuovo giudizio disposto dalla Cassazione. Il collegio, presieduto da Antonio Giglio, con consiglieri Maria Rosaria di Girolamo e Paola Ciriaco, ha depositato le motivazioni.

Il passaggio in Cassazione e il nuovo giudizio

La vicenda prende le mosse dal decreto del 20 novembre 2023, con il quale il Tribunale di Catanzaro aveva disposto nei confronti di Catarisano la sorveglianza speciale per quattro anni e la confisca di beni, tra cui quote e compendi aziendali delle società Gife sas e Gife srl, con sede a Borgia.

La prima conferma in appello era arrivata nell’ottobre 2024. Il 25 novembre 2025, però, la Cassazione aveva annullato con rinvio il decreto, rilevando carenze nelle motivazioni su diversi punti: il calcolo della sproporzione patrimoniale del nucleo familiare, alcune voci economiche e le posizioni dei terzi interessati. Per Severini, la questione centrale era la presunta disponibilità indiretta dei suoi beni da parte di Catarisano. In sostanza, occorreva verificare se l’intestazione delle quote fosse effettiva oppure soltanto formale.

“Non consentono con certezza” di ritenerlo un intestatario fittizio

È su questo punto che la ricostruzione alla base della confisca non supera il nuovo esame. Secondo la Corte, le risultanze investigative “non consentono con certezza di ritenere” Severini un mero intestatario fittizio di Catarisano. I giudici definiscono “del tutto generiche” le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia richiamate sul tema. Quei racconti descrivono l’interesse di Catarisano ad assumere il controllo delle attività economiche della zona e a imporre le forniture della propria azienda sfruttando l’influenza criminale. Ma, nella valutazione del collegio, non dimostrano che le quote intestate a Severini fossero nella disponibilità di Catarisano. La Corte distingue dunque la posizione del socio di maggioranza da quella di Catarisano, titolare del 33 per cento della Gife srl. La presenza di quest’ultimo nella società non viene considerata sufficiente per estendere automaticamente la confisca anche alla partecipazione di Severini.

La conversazione bancaria non dimostra il controllo

Un altro elemento esaminato riguarda una conversazione nella quale Severini si era rivolto a Catarisano per risolvere una questione bancaria. Per il collegio, quell’episodio non prova l’intestazione fittizia: potrebbe essere spiegato da una situazione contingente. Più in generale, le indagini non documentano un’ingerenza di Catarisano nell’attività economica tale da far ritenere Severini un semplice titolare apparente delle quote.

Anche sul piano patrimoniale, la Corte rileva un limite nella ricostruzione proposta a sostegno della misura. Non risulta dimostrato che le quote di maggioranza di Severini, acquistate per circa 6.800 euro, fossero state pagate con proventi illeciti, poiché la situazione reddituale del suo nucleo familiare non era stata ricostruita in maniera completa.

La restituzione e la confisca che resta

Il dispositivo accoglie quindi l’appello di Antonio Severini e annulla il decreto del Tribunale limitatamente alle quote della Gife srl a lui intestate e al relativo compendio aziendale, ordinando la restituzione di quanto in sequestro agli aventi diritto. Diverso l’esito per Leonardo Catarisano e Teresa Pilò. La Corte respinge i loro appelli e li condanna al pagamento delle spese processuali. Resta confermata la confisca delle quote della Gife sas intestate ai coniugi e del conseguente compendio aziendale, oltre che della partecipazione del 33 per cento nella Gife srl riferibile a Catarisano e del relativo compendio.

I legali di Catarisano annunciano ricorso in Cassazione

La difesa di Leonardo Catarisano preannuncia un nuovo ricorso in Cassazione contro la decisione che ha confermato la confisca nei suoi confronti. Gli avvocati Salvatore Staiano e Isabella Camporato contestano l’esito del giudizio di rinvio e ribadiscono la propria convinzione sulla liceità delle operazioni bancarie, sostenendo che la situazione economica del loro assistito non giustifichi la sproporzione patrimoniale posta a fondamento della misura. “Non è stata vagliata, per come era stato prescritto dai giudici della Cassazione, la complessa posizione patrimoniale del proposto”, sostengono i difensori. È su questo punto che i legali annunciano di voler tornare davanti alla Suprema Corte, contestando il modo in cui sono state affrontate le questioni patrimoniali dopo il precedente annullamento con rinvio.

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