Antonio Paparo ottiene gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il gup del Tribunale di Catanzaro, Gilda Danila Romano, ha disposto la sostituzione della custodia in carcere per l’imprenditore coinvolto nel procedimento “Ostro-Amaranto”. L’ordinanza accoglie l’istanza presentata dalla difesa, affidata agli avvocati Salvatore Staiano e Giuseppe Mussari, dopo la sentenza di primo grado che ha modificato la sua posizione processuale. Il trasferimento dal carcere potrà avvenire solo dopo la materiale applicazione del braccialetto elettronico.
L’assoluzione per mafia cambia il quadro cautelare
Il punto centrale dell’ordinanza è l’esito del giudizio di primo grado. Il gup precisa che Paparo resta sottoposto a misura cautelare per il solo capo relativo allo scambio elettorale politico-mafioso, con le aggravanti e le circostanze contestate. Le ulteriori accuse di partecipazione mafiosa sono state invece raggiunte da una pronuncia assolutoria, con la conseguente cessazione della misura riferita a quelle contestazioni. La sentenza resta non definitiva. Per Paparo, dunque, il nuovo assetto processuale comprende l’assoluzione dalle contestazioni associative e la condanna in primo grado per il voto di scambio politico-mafioso.
L’istanza di Staiano e Mussari e l’assistenza al figlio
La richiesta difensiva si fondava su tre elementi: la mutata posizione processuale, il tempo trascorso in custodia cautelare e le necessità familiari. In particolare, i legali hanno rappresentato l’esigenza di assicurare assistenza a uno dei familiari sulla base della documentazione medica allegata all’istanza. Il giudice ha valutato queste circostanze insieme alla situazione processuale degli altri imputati e alle condotte per le quali Paparo è stato condannato. Da qui la decisione di rimodulare la misura, ritenendo possibile il passaggio ai domiciliari con controllo elettronico.
Il pubblico ministero contrario alla revoca
Il pubblico ministero aveva espresso parere contrario alla revoca richiesta dalla difesa, richiamando la gravità delle contestazioni rimaste a carico dell’imputato anche dopo la decisione di primo grado. Il gup ha mantenuto una misura restrittiva, sostituendo quella carceraria con gli arresti domiciliari. Nell’ordinanza viene richiamato anche il fatto che le condotte oggetto della vicenda avevano avuto come teatro il luogo di residenza: una circostanza considerata nel disporre il presidio elettronico.
Le elezioni di Badolato e il ruolo contestato dalla Dda
L’inchiesta “Ostro-Amaranto”, sfociata nel blitz del 29 gennaio 2025, aveva portato al centro delle indagini della Dda di Catanzaro i presunti rapporti tra la cosca Gallace di Guardavalle, l’imprenditoria e la politica locale. Antonio Paparo, imprenditore di Isca sullo Ionio, era stato indicato dall’accusa come una figura centrale di quel presunto intreccio. Nel filone sulle elezioni comunali di Badolato dell’ottobre 2021, gli inquirenti gli attribuivano un ruolo nell’organizzazione del sostegno elettorale, nella formazione delle liste e nelle successive scelte dell’amministrazione. La sua posizione va ora letta alla luce dell’esito processuale: assoluzione in primo grado dalle contestazioni di partecipazione mafiosa e permanenza della misura cautelare per il capo relativo al voto di scambio politico-mafioso.
Le assoluzioni e il nodo delle chat SkyECC
Il giudizio abbreviato concluso il 9 ottobre ha registrato sedici condanne e trentaquattro assoluzioni integrali. Tra gli assolti figura Cosimo Damiano Gallace, indicato dagli inquirenti come uno dei vertici dell’omonima cosca. Il procedimento è stato segnato anche dal confronto sull’utilizzabilità delle chat criptate SkyECC acquisite in Francia. Gli avvocati che hanno sostenuto le relative eccezioni hanno sottolineato l’esclusione della messaggistica contestata dal materiale utilizzabile nel giudizio. La portata di quella decisione rispetto alle singole imputazioni dovrà essere ricostruita attraverso le motivazioni della sentenza.














