Il processo Acheruntia arriva a una fase decisiva con una requisitoria che ridimensiona sensibilmente l’impianto dell’inchiesta originaria. La pm della Dda di Catanzaro Filomena Aliberti, al termine del dibattimento celebrato davanti al Tribunale di Cosenza, ha chiesto l’assoluzione di Michele Trematerra, ex assessore regionale all’Agricoltura, e di Luigi Maiorano, già sindaco facente funzioni di Acri.
Le richieste dell’accusa arrivano a oltre undici anni dall’avvio dell’indagine, che nel luglio 2015 aveva acceso i riflettori sui presunti rapporti tra ambienti politici, amministrativi ed esponenti ritenuti vicini alla criminalità organizzata nel territorio di Acri.
L’ipotesi originaria: una presenza legata ai Lanzino
Al centro dell’inchiesta c’era l’ipotesi dell’esistenza ad Acri di una articolazione riconducibile alla cosca Lanzino di Cosenza. Secondo la ricostruzione investigativa iniziale, questa struttura avrebbe avuto capacità di incidere sulle attività economiche e sulle dinamiche politiche e amministrative locali.
L’indagine era partita anche dal ritrovamento di una bottiglia incendiaria ai danni di un imprenditore edile, episodio che aveva rappresentato, secondo la ricostruzione della Dda, uno degli elementi che avevano indirizzato gli investigatori verso l’ipotesi di collegamenti tra il territorio acrese e i clan cosentini. Nel corso delle investigazioni erano stati inoltre acquisiti verbali di collaboratori di giustizia relativi ad alcuni degli imputati.
L’operazione del luglio 2015 aveva coinvolto amministratori, esponenti politici e altri soggetti, con contestazioni che comprendevano, a seconda delle singole posizioni, associazione mafiosa, estorsione, concussione, corruzione elettorale, usura e ulteriori ipotesi di reato.
Nel dibattimento cade una parte dell’aggravante mafiosa
Il dato emerso dalla requisitoria del 16 settembre è il ridimensionamento della componente mafiosa di numerose contestazioni. Per diversi capi, infatti, l’aggravante prevista dall’articolo 416-bis.1 del codice penale non è stata confermata nei termini originariamente prospettati.
È un passaggio che incide direttamente sulle conclusioni della Procura. La stessa Dda, al termine del dibattimento, ha infatti formulato richieste di assoluzione per diversi imputati, oltre a chiedere declaratorie di prescrizione per specifici capi d’imputazione.
Trematerra e Maiorano: chiesta l’assoluzione
Per Michele Trematerra la Procura ha chiesto l’assoluzione relativamente ai capi 29 ter e 30. L’ex assessore regionale era chiamato a rispondere, tra le altre contestazioni, dell’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa. La richiesta della Dda arriva dunque senza una richiesta di condanna nei suoi confronti.
Richiesta di assoluzione anche per Luigi Maiorano, relativamente al capo 29 ter. Maiorano, già sindaco facente funzioni di Acri, era stato rinviato a giudizio nell’ambito del procedimento scaturito dall’inchiesta Acheruntia.
La richiesta del pubblico ministero, va precisato, non equivale a una sentenza di assoluzione: la decisione spetta al Tribunale di Cosenza.
Cinque richieste di condanna
Accanto alle assoluzioni e alle richieste di prescrizione, la requisitoria della Dda ha previsto cinque richieste di condanna.
Per Adolfo D’Ambrosio l’accusa ha chiesto 21 anni e quattro mesi di reclusione, oltre a una multa di 7 mila euro. Per il capo associativo, tuttavia, la Procura ha chiesto una pronuncia di non doversi procedere per ne bis in idem, richiamando la precedente definizione giudiziaria delle medesime condotte nel processo Vulpes.
Per Andrea Cello sono stati chiesti 13 anni e quattro mesi di reclusione e 2.200 euro di multa. La richiesta per Alfredo Bruno è di sei anni e otto mesi, con 1.600 euro di multa; per Domenico Cappello di cinque anni e quattro mesi, con 900 euro di multa. Per Gemma Martorino, infine, sono stati chiesti due anni di reclusione e 5 mila euro di multa, con esclusione dell’aggravante mafiosa.
Prescrizioni e altre assoluzioni
La Procura ha inoltre chiesto numerose declaratorie di prescrizione per singoli capi nei confronti, tra gli altri, di Elio Abbruzzese, Francesco Abbruzzese, Luigi Belsito, Giuseppe Burlato, Franco Caruso, Adolfo D’Ambrosio, Claudio Dolce, Gianpaolo Ferraro, Salvatore Gencarelli, Massimo Greco, Giuseppe Perri e Antonio Rosa.
Sono state formulate richieste di assoluzione anche per Giuliano Bevilacqua, Gianpaolo Ferraro, Angelo Gencarelli, Salvatore Gencarelli, Massimo Greco, Enzo La Greca e Giuseppe Perri, oltre che per Trematerra e Maiorano. Le richieste sono riferite ai singoli capi indicati dalla Procura e non costituiscono ancora decisioni giudiziarie definitive.
La prossima parola spetta al Tribunale
La requisitoria del 16 settembre 2026 chiude la fase delle richieste dell’accusa e fotografa un processo nel quale, rispetto alla contestazione originaria, il quadro delle imputazioni risulta modificato anche per effetto del venir meno dell’aggravante mafiosa in diversi capi.
La decisione finale spetterà ora al Tribunale di Cosenza, chiamato a valutare autonomamente le responsabilità per ciascun imputato e per ciascuna contestazione.












