“La mia sensazione è che la criminalità organizzata, non amando il controllo e la legalità, non potrà che votare Sì”. Roberto Rossi, procuratore capo di Bari, sceglie parole taglienti nel talk KlausCondicio per descrivere l’impatto della separazione delle carriere. Non è solo un’opinione tecnica, ma una “sensazione” maturata in quasi quarant’anni trascorsi in prima linea. Secondo Rossi, il vero pericolo della riforma non risiede solo nei codici, ma nel messaggio culturale: “Continuare a dire che la magistratura è fatta di persone che non sono capaci, che sbagliano e che vanno controllate, certamente indebolirà la lotta alla criminalità organizzata”.
Referendum e “rimonta” del No
Nonostante il dibattito sia acceso, Rossi intravede un’inversione di tendenza nel consenso pubblico. La consapevolezza dei cittadini starebbe crescendo grazie a un capillare lavoro di informazione sul territorio.
“La crescita del No dipende dal fatto che la gente diventa più consapevole, va oltre gli slogan e comincia a comprendere la vera portata di questo referendum. Stiamo facendo un lavoro di incontro con le persone, centinaia di incontri che quindi sono incontri dove si spiega, si cerca di ragionare e di andare oltre gli slogan, e questo credo stia dando i suoi risultati” spiega il procuratore, rilevando una rinnovata voglia di partecipazione che definisce fondamentale “per far reinnamorare le persone delle scelte democratiche”.
Lo “scudo” e la politica delle mani libere
Il magistrato si sofferma anche su altri temi caldi, come lo scudo legale per le forze dell’ordine e la tendenza della politica a rivendicare spazi di manovra privi di controlli. Su quest’ultimo punto, sposa la linea del presidente Cassano: “‘La politica rivendica le mani libere’ è uno slogan riduttivo ma lo condivido. Lo condivido perché è una tendenza internazionale, perché vi sono tutta una serie di segnali, dall’abolizione del reato di abuso d’ufficio, dalla limitazione della magistratura contabile, dalla limitazione della capacità investigativa, dal rischio che si intervenga sulle intercettazioni”.
Categorico, invece, il rifiuto verso privilegi di casta o immunità funzionali: “Lo scudo per i poliziotti non si può fare. E penso che questo sia chiaro a tutti. Non si può fare perché la legge è uguale per tutti. Non si può fare mai una cosa per cui c’è qualcuno che è al di sopra della legge”.
Mafia e futuro personale
Infine, il procuratore traccia il profilo di una criminalità pugliese ormai globalizzata, capace di siglare patti con i cartelli sudamericani e la mafia albanese per il controllo dei traffici internazionali. Una sfida che richiede magistrati credibili e non delegittimati.
E sul suo futuro, nonostante il forte consenso sul territorio, Rossi chiude ogni porta a Palazzo di Città o alla Presidenza della Regione: “Io in politica? No, assolutamente no. È che amo troppo il mio lavoro in questo momento. Nemmeno il sindaco o il Governatore della Puglia. Amo il mio lavoro”. E a chi gli chiede di un possibile impegno futuro, risponde con ironia: “Un domani sarò troppo vecchio”.













