L’Iran si ferma, si stringe nel lutto e, contemporaneamente, mostra i muscoli al mondo. Hanno preso ufficialmente il via sei giorni di cerimonie funebri pubbliche per l’Ayatollah Ali Khamenei, la cui morte – avvenuta lo scorso 28 febbraio durante un raid congiunto israelo-americano – ha proiettato il Medio Oriente in una delle sue fasi più critiche e imprevedibili.
L’epicentro della commozione e della rabbia è il cortile della Grande Moschea di Mosalla a Teheran. Qui, la bara di vetro contenente le spoglie del Leader Supremo è stata posizionata su una struttura elevata, meta di un pellegrinaggio di massa che sta richiamando milioni di persone dalle province più remote del Paese e dalle aree rurali.
La folla e i simboli della reazione
Le prime immagini trasmesse dalla televisione di Stato descrivono una marea umana in movimento. A dominare la scena sono migliaia di striscioni rossi, il colore che nella tradizione sciita simboleggia il sangue versato ingiustamente e l’obbligo morale della ritorsione. Tra le mani dei fedeli, oltre ai ritratti e agli aforismi di Khamenei, sventolano bandiere iraniane e di altre nazioni alleate, unite da scritte in lingua araba che invocano esplicitamente il riscatto militare. Dalla piazza si leva un solo grido ritmato, interrotto solo dalle preghiere: “Morte all’America, morte agli Stati Uniti! Vendetta, vendetta per il nostro Leader!” Dichiarazioni che pesano come macigni sull’equilibrio geopolitico della regione e che riflettono la postura ufficiale delle autorità religiose e militari di Teheran.
Il programma delle esequie tra Iran e Iraq
Il protocollo della cerimonia è imponente e studiato nei minimi dettagli per garantire la massima partecipazione popolare. Il feretro rimarrà esposto per il commiato a Teheran fino alle ore 20:00 di domenica (ora locale). Successivamente, lunedì mattina, si terranno le preghiere solenni, seguite dall’inizio ufficiale del corteo funebre il giorno successivo.
L’omaggio a Khamenei non si esaurirà nella capitale: le cerimonie toccheranno le città sante iraniane di Qom e Mashhad, per poi spostarsi oltreconfine, in Iraq, nei luoghi sacri del cattolicesimo sciita di Najaf e Karbala. Secondo le stime governative, solo nella capitale Teheran è prevista l’affluenza record di circa 20 milioni di persone, una mobilitazione di massa volta a dimostrare la compattezza del regime e del popolo di fronte all’aggressione esterna.










