Oggi, martedì 24 febbraio 2026, scocca il drammatico quarto anniversario dell’invasione russa in Ucraina. Quella che nei piani del Cremlino doveva essere una rapida “operazione speciale” volta al cambio di regime e all’annessione lampo, si è cristallizzata in un conflitto di posizione dove il progresso non si misura più in province, ma in singoli passi. Una guerra dove la linea del fronte appare quasi immobile, nonostante i costi umani e materiali senza precedenti per entrambi gli schieramenti.
La contabilità del sangue: il prezzo dei chilometri conquistati
L’andamento del conflitto ha subito una mutazione profonda dopo le grandi manovre del 2022. Attualmente, la Russia detiene il controllo di circa il 20% dell’Ucraina, una cifra confermata dallo stesso Volodymyr Zelensky nel discutere il difficile “grande compromesso” del “Stay where we stay” (congelamento delle posizioni) durante i recenti negoziati.
I dati del 2025 evidenziano una paralisi tattica estrema: Territorio conquistato da Mosca: 4.831 km² (appena lo 0,8% del Paese). Recupero nel Kursk: 473 km² precedentemente occupati dagli ucraini. Costo umano: 416.570 vittime (secondo fonti dello Stato Maggiore ucraino). Rapporto di logoramento: 78 caduti per ogni chilometro quadrato ottenuto, con un’avanzata media di soli 13,24 km al giorno.
Nel 2024 la situazione non era dissimile, con un’avanzata complessiva di 3.604 km² (circa 9,87 km² al giorno). La perdita del supporto satellitare Starlink per le forze russe sembra inoltre aver causato un arretramento di circa 3-400 km² nell’area di Zaporizhzhia.
Lo stallo strategico nel Donbass: il fattore Pokrovsk
Dalla caduta di Avdiivka, avvenuta all’inizio del 2024, Mosca non è più riuscita a ottenere successi di rilievo. L’obiettivo principale resta la “cintura fortificata” nel Donetsk, con il mirino puntato su Pokrovsk (Krasnoarmeysk), snodo logistico e ferroviario vitale per collegare il nord della regione a Dnipro.
Tuttavia, sono due anni che i russi tentano invano di espugnare questa cittadina di soli 23 km². La difesa ucraina poggia su una rete fortificata lunga 50 chilometri, costruita e potenziata negli ultimi 11 anni, ricca di infrastrutture industriali e difensive. Sebbene Mosca rivendichi progressi a nord di Pokrovsk e a Chasiv Yar, Kiev smentisce, e gli analisti occidentali prevedono che, con l’attuale ritmo, occorreranno almeno altri due anni per la caduta dell’intera regione.
Geografia dell’occupazione e resistenza settentrionale
La mappa del conflitto vede oggi il territorio ucraino diviso in zone di frizione costante: Luhansk e Crimea: Le uniche regioni quasi o totalmente sotto controllo russo. Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson: Annesse da Mosca nell’autunno 2022, ma nessuna controllata interamente. Nord-Est: Sforzi russi ancora concentrati su Kharkiv, Sumy e Kupyansk (quest’ultima fondamentale per chiudere il cerchio nel Donetsk), con guadagni territoriali limitati oltre il confine di Belgorod.
UE: “Putin ha fallito gli obiettivi, pronti nuovi aiuti”
Mentre l’inverno morde con rigore, i vertici dell’Unione Europea hanno ribadito la loro ferma posizione attraverso una nota congiunta di Ursula von der Leyen, Antonio Costa e Roberta Metsola: “La Russia non ha raggiunto i suoi obiettivi militari in Ucraina. Non riuscendo ad avanzare sul campo di battaglia, prende deliberatamente di mira civili e infrastrutture critiche ucraine, comprese quelle energetiche, ospedali, scuole ed edifici residenziali, nel mezzo di un inverno rigido. Gli ucraini restano straordinari per fermezza, determinazione e resilienza”.
L’Unione si dice determinata ad aumentare la pressione su Mosca per spingerla verso negoziati significativi. Sul piano pratico, è stato annunciato un nuovo pacchetto di aiuti che include la consegna d’urgenza di generatori e un piano di sicurezza energetica per riparare le reti e accelerare la transizione verso energie rinnovabili decentralizzate, meno vulnerabili agli attacchi missilistici.












