21 Luglio 2026
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“Chi decide il futuro del Sud?” Crotone apre il dibattito. Tridico: “Servono industria, ricerca e innovazione”

Nella città ionica il confronto con il giornalista Michele Santoro e il deputato ed ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho sul futuro del Sud: bonifiche, sanità, fondi europei, euro digitale e lotta alle mafie. Il tutto con la moderazione di una brillante Antonella Grippo

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Nella serata più calda dell’estate, con la città pitagorica tra le più roventi d’Italia, piazza Marinai d’Italia si è riempita e non si è mossa per circa due ore. Il pubblico ha seguito gli interventi fino alla fine, in un tempo in cui la partecipazione politica si è assottigliata e il dibattito pubblico è spesso sostituito da video di pochi secondi che somigliano ormai a televendite.
Il dato di affluenza, in una regione che diserta le urne, vale tanto quanto i contenuti.

La domanda del titolo

L’incontro promosso dall’eurodeputato del M5S, Pasquale Tridico, già col tema da dibattere era tutto un programma: chi decide il futuro del Sud nell’Europa di oggi.
Sul palco il giornalista Michele Santoro e il deputato ed ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, con la moderazione di Antonella Grippo.
Alla vigilia Tridico aveva spiegato la scelta della città definendola “la Calabria vista al microscopio, simbolo della Calabria di oggi”: la chimica, il lavoro, poi la desertificazione industriale e nessuna assunzione di responsabilità.
Ad aprire la serata è stata la consigliera regionale pentastellata Elisabetta Barbuto, che ha richiamato l’approvazione unanime in Consiglio regionale della mozione per un programma di sorveglianza sanitaria e screening oncologici gratuiti per i residenti dei Siti di interesse nazionale di Crotone, Cassano e Cerchiara.
Un promemoria utile a chiarire la faccenda: l’ambiente qui è una questione sanitaria, e la sanità una questione di conti.

Tridico: il vuoto che qualcun altro riempie

Tridico ha impostato il ragionamento sulla programmazione mancata. In una regione in cui non esiste una classe dirigente capace di programmare e di assumersi responsabilità, si apre un vuoto di potere che la criminalità organizzata occupa: la ‘ndrangheta prospera dove le istituzioni rinunciano a governare lo sviluppo.
Il riferimento è alla bonifica mai completata dell’ex area industriale, ferma da oltre vent’anni, e alla necessità di superare l’idea che il futuro dei giovani calabresi stia tutto nella ristorazione stagionale: servono industria, innovazione, ricerca e poli tecnologici capaci di trattenere occupazione qualificata.
Sul versante sanitario, l’ex presidente dell’Inps ha richiamato le ultime posizioni della Calabria nelle classifiche sui Livelli essenziali di assistenza e i ritardi accumulati tra commissariamento e cantieri Pnrr.
Il ponte con Bruxelles è stato dichiarato apertamente: il negoziato sul bilancio dell’Unione 2028-2034 rischia di comprimere i fondi di coesione, con la Calabria oggi ultima delle 240 regioni europee, e la richiesta è che quelle risorse restino ancorate ai territori che ne hanno più bisogno.

L’euro digitale visto dalla Sila, non da Francoforte

Il dossier che Tridico ha portato in dote è il più tecnico e il meno raccontato: è l’unico relatore italiano del regolamento sull’euro digitale, approvato dalla commissione ECON il 23 giugno con 43 voti favorevoli, 14 contrari e un astenuto, e passato in plenaria il 9 luglio, alla vigilia della piazza crotonese. Ora si apre il trilogo con Consiglio e Commissione, con l’obiettivo di chiudere entro l’anno e arrivare al lancio entro il 2029.
Detto così, sembra materia da convegno bancario. Tradotto sulla costa ionica, significa molto altro. Il regolamento prevede una moneta pubblica utilizzabile online e offline, affianca il contante senza sostituirlo e introduce servizi di base gratuiti: in un territorio in cui gli sportelli bancari chiudono uno dopo l’altro e la connettività resta un optional nelle aree interne, la modalità offline è una funzione di cittadinanza prima che una specifica tecnica.
Per i piccoli esercenti la posta in gioco sono le commissioni: ridurre la dipendenza dai circuiti americani Visa, Mastercard e PayPal vuol dire margini più larghi per chi vende e prezzi meno gonfiati per chi compra, e sono i mercati piccoli e poco contendibili a pagare oggi il prezzo più alto della scarsa concorrenza nei servizi finanziari.
Il capo delegazione del M5S. Bruxelles l’ha definita una “questione di inclusione sociale e territoriale”, che è poi il modo elegante per dire che a Crotone una commissione dell’un per cento pesa più che a Milano.
C’è anche una lettura che riguarda il tema della serata. Un’infrastruttura di pagamento pubblica, tracciabile e a costo zero incrocia direttamente il discorso sull’economia criminale: dove il contante è l’unica alternativa praticabile, il vantaggio competitivo di chi ricicla resta intatto.

De Raho, la presenza come messaggio

La partecipazione di Cafiero De Raho a una piazza crotonese ha assunto un valore profondo. Accolto da applausi ripetuti, l’ex procuratore nazionale antimafia ha costruito il suo intervento sul rapporto tra legalità, sviluppo e qualità della democrazia, denunciando l’indebolimento progressivo della legislazione antimafia: un impianto un tempo all’avanguardia nel mondo e che oggi, ha detto, “la vediamo scricchiolare pezzo dopo pezzo”.
La ‘ndrangheta resta il principale gestore del traffico mondiale di cocaina e reinveste quelle risorse nell’economia legale, anche nei territori più piccoli, in cui la sua presenza va verificata di continuo.
Sulla Calabria ha parlato di un arretramento ormai storico: sanità, occupazione, giovani costretti a partire, imprese senza prospettiva.
Il passaggio più tagliente ha riguardato però l’anestesia collettiva: la soglia dell’indignazione si è alzata al punto che quasi nulla la supera più, e un Paese che smette di indignarsi consegna in anticipo la partita a chi conta sull’assuefazione.

Santoro e un mestiere che si è impoverito

Il decano del giornalismo televisivo italiano si è calato nella parte con la naturalezza di chi quel potere lo ha raccontato per quarant’anni, ribaltando il tavolo sulla condizione dell’informazione.
Il depauperamento dei valori della comunicazione televisiva e giornalistica è stato il centro del suo ragionamento: un sistema che ha smarrito la funzione di controllo e ha accettato di diventare cassa di risonanza, mentre l’inchiesta costa e la propaganda rende.

La regia di Antonella Grippo

Merita un capitolo a parte la conduzione. Antonella Grippo ha impresso ritmo e profondità al confronto, alternando attualità politica e riflessione sulla legalità, con equilibrio e incisività e senza rinunciare al rigore giornalistico.
Ha incalzato sulle prospettive del Movimento 5 Stelle e ha tenuto insieme tre registri diversi, l’economista, il magistrato e il giornalista, senza lasciarli scivolare nel monologo.
In una stagione di moderazioni compiacenti, è stata la differenza tra un dibattito e una passerella.

Quello che resta

Cosa è rimasto impresso a piazza dei Marinai? Senza legalità non esiste sviluppo. Restano però tre scadenze molto meno filosofiche: la bonifica del SIN, il trilogo sull’euro digitale e il negoziato sul bilancio europeo che si chiudono a Bruxelles mentre qui si discute, e il programma di screening appena votato, che ora ha bisogno di copertura e di cronoprogramma.
La piazza ha dimostrato di esserci.

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