27 Ottobre 2026
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Liste d’attesa, Brutto risponde a Gimbe e cita Agenas: “Calabria sopra la media nazionale per le prime visite”

Il presidente della Commissione Sanità evidenzia le percentuali di prestazioni erogate nei tempi previsti e indica come priorità un’assistenza più uniforme sul territorio regionale

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Il confronto sulle liste d’attesa in Calabria si sposta sui numeri e sulla loro interpretazione. Dopo l’analisi della Fondazione Gimbe che ha evidenziato un peggioramento della quota di prenotazioni entro i tempi previsti nei primi nove mesi del 2026, interviene Angelo Brutto, presidente della Terza Commissione Sanità del Consiglio regionale. La sua lettura mette in evidenza un altro aspetto del monitoraggio Agenas: nonostante la flessione rispetto all’anno precedente, la Calabria mantiene percentuali superiori alla media nazionale per le prime visite specialistiche e sostanzialmente in linea per gli esami diagnostici. Il dato va quindi letto su due piani distinti: da una parte, il confronto con il resto d’Italia; dall’altra, l’andamento regionale rispetto al 2025, sul quale Gimbe ha richiamato l’attenzione.

Prime visite, Calabria sopra la media italiana ma in calo rispetto al 2025

Per le prime visite specialistiche, Brutto richiama una percentuale dell’87,2%, superiore alla media nazionale del 78,6%. Il dato è inoltre più alto di quelli indicati per Lombardia, Piemonte e Liguria, rispettivamente all’82,7%, al 72,2% e al 79,9%. Il confronto con l’anno precedente, tuttavia, restituisce un quadro meno favorevole. Come evidenziato nell’analisi Gimbe sui dati Agenas, nei primi nove mesi del 2025 la quota calabrese era pari all’89,9%. La flessione è dunque di 2,7 punti percentuali. “I dati pubblicati nell’ultimo Bollettino nazionale di Agenas sulle liste d’attesa attestano il posizionamento stabile della Calabria nella fascia medio-alta della classifica nazionale”, afferma Brutto, riferendosi alla fascia di adempimento compresa tra l’80% e l’89%. Il presidente della Commissione Sanità sottolinea che questi valori arrivano in una fase complessa per il sistema sanitario regionale, ancora impegnato nel percorso previsto dal Piano di rientro.

Esami diagnostici, la percentuale scende dall’87,5% all’85,4%

Anche per gli esami diagnostici la Calabria presenta un valore superiore, seppur di poco, alla media italiana. La percentuale citata da Brutto è dell’85,4%, contro l’85% nazionale. Il dato, però, segna una diminuzione rispetto all’87,5% registrato nello stesso periodo del 2025: una riduzione di 2,1 punti percentuali, evidenziata dalla Fondazione Gimbe. Nel confronto con altre regioni, Brutto richiama anche i valori di Sicilia e Sardegna, rispettivamente al 72,3% e al 78%. “Anche sul fronte degli esami diagnostici la nostra regione risponde positivamente”, sostiene il consigliere regionale, che considera i risultati un elemento da cui partire per proseguire il lavoro sulla gestione delle liste d’attesa.

La differenza tra i valori assoluti e l’andamento annuale

Il punto centrale del confronto riguarda il modo in cui vengono interpretate le percentuali. La Calabria può collocarsi sopra la media nazionale e, contemporaneamente, registrare un peggioramento rispetto all’anno precedente. I due elementi non si escludono a vicenda. Brutto valorizza il posizionamento regionale nel confronto con le altre realtà italiane e collega i risultati al percorso di rilancio della sanità sostenuto dal Governo Meloni, indicando tra gli obiettivi il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale e il miglioramento dell’efficienza delle prestazioni.

L’analisi Gimbe, invece, concentra l’attenzione sulla variazione negativa registrata in Calabria e sulla necessità di interpretare con prudenza i dati aggregati. La Fondazione ha inoltre sottolineato che le informazioni disponibili non permettono, da sole, di stabilire quante prestazioni siano state effettivamente erogate entro i tempi di garanzia né di ricostruire l’intero periodo di attesa dei cittadini, dalla prescrizione alla prestazione. Questa distinzione è importante anche nella lettura dei risultati regionali: le percentuali di prenotazioni entro i tempi consentono di descrivere una parte del fenomeno, ma non esauriscono la valutazione dell’accessibilità concreta delle cure.

Appropriatezza prescrittiva, il nodo della classe P

Tra gli indicatori richiamati da Brutto figura anche la quota di prescrizioni in classe P, relativa alle prestazioni programmabili, che in Calabria si attesta al 66%. Il dato viene indicato dal presidente della Commissione come un elemento da considerare nella gestione delle liste d’attesa. L’analisi Gimbe, tuttavia, invita a tenere conto delle differenze tra regioni nella distribuzione delle classi di priorità: la composizione delle prescrizioni può influenzare il confronto tra le percentuali complessive di prestazioni prenotate entro i tempi. Per questo motivo, la valutazione delle performance richiede anche un esame delle priorità assegnate e delle singole tipologie di prestazione, oltre al dato generale.

Brutto: “C’è ancora strada da fare”

Pur rivendicando i risultati del monitoraggio, Brutto riconosce che restano margini di miglioramento. L’obiettivo dichiarato è consolidare i livelli raggiunti e garantire un’assistenza più uniforme nei diversi territori calabresi. “Nella consapevolezza che c’è ancora strada da fare per consolidare un’assistenza omogenea e di alto livello in tutta la Calabria, continueremo a operare con rigore”, afferma il presidente della Commissione Sanità, indicando la necessità di superare le criticità ancora presenti e assicurare risposte più tempestive ai cittadini.

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