È bastato il trambusto mediatico scatenato dalle nostre colonne, la sortita della consigliera regionale del Pd, Rosellina Madeo e la dura presa di posizione del sindaco Flavio Stasi per fare da detonatore e spingere la direzione medica a un repentino contrordine.
Con una nuova nota (prot. nr. 176957 del 14/10/2026), la direttrice sanitaria dello spoke di Corigliano Rossano, Maria Pompea Bernardi, ha infatti disposto il “ripristino delle consulenze pneumologiche”: le richieste per i pazienti dello Spoke di Corigliano Rossano e dei presìdi di Acri e Cariati non prenderanno più la via di Cosenza, ma verranno indirizzate verso l’ambulatorio del nuovo ospedale di contrada Insiti.
Una marcia indietro in piena regola che annulla la prima disposizione, ma che lascia il disagio pressoché inalterato: la logica del trasferimento in ambulanza resta infatti pienamente in piedi, spostando semplicemente i pazienti fragili dai presìdi territoriali verso il cantiere-poliambulatorio della Sibaritide.
Resta dunque intatta la sostanza politica e sanitaria delle critiche: un’organizzazione a vista che continua a mostrare tutte le sue fragilità strutturali.
In Calabria, insomma, la burocrazia sanitaria sembra avere una spiccata predilezione per la mobilità, ma a spese delle persone fragili. Peraltro, nessun reparto di pneumologia è stato chiuso o smantellato — ed è bene scandirlo a scanso di stravaganti sirene allarmiste — eppure l’effetto pratico per chi accusa patologie polmonari continua a sfiorare il grottesco.
Sul paradosso logistico ed economico, si abbatte la scure critica del sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, convinto che la cerimonia del 6 ottobre sia stata una passerella utile più a dribblare le penali contrattuali del concessionario che a rispondere alle reali urgenze dei cittadini.
Un “poliambulatorio vuoto” e il nodo delle penali
L’analisi del primo cittadino muove innanzitutto dalla discrepanza tra la narrazione trionfale della Regione e la consistenza reale della struttura.
Per Stasi, “l’apertura di nuovi spazi adibiti a struttura sanitaria rappresenta una buona notizia per la città e per il territorio, così come il fatto che i lavori per il nuovo Ospedale della Sibaritide stiano andando avanti”. Tuttavia resta il dato inoppugnabile che l’opera “non è terminata con la cerimonia mediatica del 6 ottobre: il concessionario avrebbe dovuto consegnare un ospedale ed invece ha consegnato un poliambulatorio ancora privo di rete idrica e fognaria”. Un ritardo colpevole che impone, a suo avviso, l’applicazione immediata delle sanzioni contrattuali.
Ma la critica si fa propositiva quando si tratta di convertire i disservizi in risorse sanitarie ad alte prestazioni. Il primo cittadino sostiene infatti che “tale ritardo non deve però scoraggiare, perché tra una scatola vuota nel 2026 ed un ospedale vero nel 2027/28 il territorio non avrebbe alcun dubbio”.
Di qui l’invito pressante al governatore Occhiuto affinché “si utilizzino le penali a carico del concessionario, soldi pubblici dei calabresi, per finanziare servizi fondamentali, a partire da Emodinamica e Medicina nucleare”, avvertendo che “senza queste prestazioni viene meno una parte essenziale della ragione per cui attendiamo da vent’anni un nuovo ospedale”.
Burocrazia, “segreterie politiche” e il turismo delle ambulanze
Entrando nel merito della gestione sanitaria, Stasi contesta la logica di un sistema che sguarnisce le corsie locali costringendo i pazienti a continui trasferimenti secondari per una consulenza di routine.
Con una stilettata che punta dritta all’indipendenza degli organi tecnici, Stasi bolla quella direttiva poi revocata come un atto “sicuramente partorito in qualche presunta direzione sanitaria che però, da tempo, agisce come una segreteria politica del Governo Regionale”.
Quella di trasferire i pazienti pneumologici, secondo il sindaco ionico “non tiene conto delle reali forze in campo”, giacché “il personale non si moltiplica tagliando un nastro” e “se gli stessi professionisti devono coprire più sedi, questo percorso non può che peggiorare la qualità dei servizi erogati nei confronti dei pazienti”. Ed il conto di questo rodaggio provvisorio, rimarca Stasi, non possono pagarlo “le famiglie, con una transizione improvvisata e motivata probabilmente da ragioni che nulla hanno a che vedere con il diritto alla salute”.
La “buona fregatura” del project financing
Ma il nodo più spinoso, per Flavio Stasi, risiede nell’architettura finanziaria della costruzione dell’ospedale della Sibaritide: un partenariato pubblico-privato che rischia di trasformarsi in una voragine per le casse regionali.
Il primo cittadino di Corigliano Rossano sollecita una discussione trasparente su “quanto costa e come funziona questo modello”, ricordando che mentre “le attività cliniche restano pubbliche, una parte rilevante del funzionamento della struttura viene affidata al concessionario e pagata dal servizio sanitario”.
I numeri evocati dal sindaco tracciano il profilo dell’“l’ospedale più costoso d’Italia”, considerato che “a regime il Servizio Sanitario dovrà pagare al concessionario circa 21 milioni di euro all’anno di soldi pubblici per la gestione dell’ospedale, dopo aver speso 300 milioni per la realizzazione”.
Il risultato, secondo Stasi, sarà quello di consegnare alle future generazioni una vera e propria “buona fregatura”.
Una prospettiva che l’amministrazione comunale aveva cercato di sventare suggerendo al Governatore di “chiudere la follia del progetto pubblico-privato in quanto formula non più attuale e conveniente, ed affidare al concessionario la sola realizzazione del nosocomio, delegando la gestione del nuovo ospedale direttamente all’Azienda Sanitaria”.
Suggerimenti caduti nel vuoto, visto che “per il Governatore era più rassicurante consegnare la gestione decennale dell’ospedale ad un dirigente di Forza Italia Campania piuttosto che ascoltare un sindaco del territorio”. Stasi, insomma, non va per il sottile, mettendo nel calderone anche presunti intrecci di carattere politico.
La partita resta aperta, insomma, sui contenuti reali dell’assistenza sanitaria. Stasi conclude avvertendo che “a scelte fatte, ora è il momento di far rispettare i contratti, di riempire l’ospedale di contenuti, a partire da Medicina Nucleare ed Emodinamica, e di garantire una fase transitoria efficiente, senza gravare ulteriormente su cittadini già esasperati”.
Un obiettivo che, allo stato attuale, appare decisamente lontano.














