2 Ottobre 2026
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Fuga dagli ospedali: le dimissioni volontarie superano i pensionamenti. In Calabria 12,6%di medici in meno

L'analisi decennale firmata Anaao Assomed evidenzia un'impennata del 150% delle uscite anticipate dal SSN, con 43 dimissioni ogni 100 nuovi assunti

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Il 2025 segna un punto di non ritorno per la tenuta del sistema sanitario pubblico italiano. Per la prima volta nel decennio compreso tra il 2015 e il 2025, il flusso dei medici che decidono di rassegnare volontariamente le dimissioni (3.767 unità) ha superato numericamente quello di chi lascia il servizio per limiti di età (2.876 unità). I dati ufficiali Onaosi, Conto annuale dello Stato e Mef, elaborati dal Centro Studi Anaao Assomed, fotografano un’improvvisa accelerazione del fenomeno: in soli dodici mesi le dimissioni sono aumentate del 150% rispetto alle 1.503 registrate nel 2024, arrivando a intaccare il 3,5% del totale dei camici bianchi in attività. Una percentuale d’uscita mai riscontrata in passato, neppure nei momenti di massima pressione gestionale legati alla crisi pandemica.

La geografia della crisi e il bilancio delle assunzioni

L’esodo dei medici non risparmia la quasi totalità del territorio nazionale. In 12 Regioni su 20, le uscite anticipate hanno sovrastato le uscite per quiescenza, con picchi critici in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove il numero dei dimissionari supera da 2,4 a 3,3 volte quello dei pensionati. Il quadro complessivo di ricambio del personale evidenzia una forte sofferenza negli organici: nel corso del 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 hanno scelto di dimettersi e 77 si sono cancellati dai ruoli del SSN per cause generali. Sul fronte della mobilità interna tra aziende, al netto delle riorganizzazioni storiche e delle emergenze straordinarie, il trend di spostamento mostra una generale stabilità con una lieve contrazione negli anni più recenti.

Il paradosso del ricambio generazionale e le sperequazioni regionali

Nonostante la fuga dai reparti, la struttura anagrafica dei camici bianchi registra segnali di rinnovamento. Tra il 2015 e il 2024 l’età media degli strutturati è scesa di 2 anni e 7 mesi per gli uomini e di 2 anni e 4 mesi per le donne, mentre la consistenza totale della forza lavoro è salita del 2,7%, passando da 105.380 a 108.243 medici. A favorire lo svecchiamento ha contribuito in maniera determinante l’applicazione del Decreto Calabria, sostenuto da Anaao Assomed, che tra il 2019 e il 2025 ha introdotto circa 10.000 giovani professionisti, coprendo fino al 43% dei contratti a tempo determinato. Permane tuttavia una profonda disparità geografica: se il Centro-Nord ha guadagnato 4.029 medici (+5,9%), il Mezzogiorno ha subito un’ulteriore contrazione perdendo 1.166 unità (-3,1%), con perdite particolarmente rilevanti in Basilicata (-24,6%), Molise (-17,2%), Valle d’Aosta (-14,2%) e Calabria (-12,6%).

Il piano d’azione per fermare la fuga dai reparti

Per invertire la rotta e garantire il diritto alla salute, il sindacato ha strutturato una piattaforma d’intervento in 10 punti indirizzata all’esecutivo, al Parlamento e alle Regioni. Le proposte prevedono di rendere strutturale il Decreto Calabria trasformando la formazione specialistica in un contratto di formazione-lavoro, superare definitivamente il tetto di spesa per il personale e garantire retribuzioni adeguate agli standard europei mediante la detassazione del salario accessorio, il rafforzamento dell’indennità di specificità e contratti tempestivi. Si richiede inoltre la riforma della responsabilità professionale limitando la punibilità penale ai casi di dolo e colpa grave, l’istituzione di presidi di sicurezza nei pronto soccorso per prevenire le aggressioni, e la revisione del welfare aziendale a tutela di riposi e genitorialità. Completano il piano gli incentivi economici per le sedi disagiate e il Mezzogiorno, l’avvio di un osservatorio permanente sulle dimissioni, la modernizzazione della professione e l’adozione di tutele per la sostenibilità psicofisica sui luoghi di lavoro. “Il 2025 ci consegna un segnale d’allarme che nessuno puo’ permettersi di ignorare”, conclude Di Silverio.

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