Sul caso del lido La Rada arriva la presa di posizione di Francesco Cascasi, che sceglie di chiarire la propria posizione dopo il sequestro delle attrezzature balneari disposto dai Carabinieri nell’ambito dei controlli straordinari sulle strutture turistiche del litorale vibonese.
L’imprenditore ribadisce un concetto preciso: nessun dubbio sull’operato delle forze dell’ordine, nessuna critica rivolta ai militari, ma un confronto ancora aperto sugli aspetti amministrativi della vicenda. “Nessuno può equivocare le mie parole”, è il messaggio con cui Cascasi respinge qualsiasi interpretazione che possa collegare le sue dichiarazioni a una contestazione nei confronti dell’Arma dei Carabinieri o delle istituzioni.
“Fiducia piena nei Carabinieri e nel loro lavoro”
La vicenda nasce dal sequestro di ombrelloni, lettini e sdraio effettuato dai Carabinieri durante una serie di controlli che stanno interessando diverse attività balneari e ricettive lungo la costa vibonese. Per il caso relativo alla Rada, la Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha convalidato il sequestro, disponendo successivamente il dissequestro e la restituzione dei beni alla società La Rada Srl, e non alla società Gramaca.
Una decisione che, secondo quanto evidenziato dalla magistratura, rende necessari ulteriori approfondimenti per chiarire eventuali responsabilità. Proprio su questo punto Cascasi ha voluto sgomberare il campo da possibili fraintendimenti. “La piena fiducia nell’Arma dei Carabinieri. Vi immaginate che sia proprio io, che ho sempre avuto il loro sostegno in tutte le mie vicende, ad avanzare dubbi sul loro operato? Io non ci sto a qualsiasi tipo di strumentalizzazione e nessuno può permettersi di equivocare le mie parole”.
L’imprenditore ha poi aggiunto: “Naturalmente i Carabinieri hanno svolto con serietà e garbo la loro attività ispettiva e l’atto di sequestro. È altrettanto naturale che io abbia piena fiducia delle istituzioni e del loro operato, da me mai messi in discussione”.
La Procura apre la fase degli approfondimenti
Nel suo intervento Cascasi richiama anche il contenuto del provvedimento adottato dalla magistratura, sottolineando come la restituzione dei beni sia collegata alla necessità di completare gli accertamenti. “La convalida del magistrato lo conferma – spiega – poiché lo stesso pubblico ministero ha evidenziato che, alla luce dei documenti trasmessi, è necessario svolgere ulteriori accertamenti in merito all’individuazione dei responsabili, disponendo così la restituzione dei beni”. Secondo l’imprenditore, dunque, il percorso giudiziario seguirà il proprio iter, con verifiche affidate agli organi competenti, senza mettere in discussione la correttezza dell’attività svolta dagli investigatori.
Il vero nodo secondo Cascasi: la gestione amministrativa
La questione centrale, secondo Cascasi, riguarda invece il piano amministrativo e in particolare la posizione della società Gramaca, legata al rapporto contrattuale con La Rada. L’imprenditore ricorda che nel marzo scorso era stata presentata all’Autorità di Sistema Portuale una richiesta di proroga del rapporto, circa un mese prima della scadenza prevista.
Secondo la sua ricostruzione, proprio la presentazione della richiesta avrebbe generato nelle società interessate l’aspettativa di poter proseguire l’attività in attesa della decisione definitiva dell’autorità competente. “Se è stata ineccepibile la condotta delle forze dell’ordine e della magistratura – afferma Cascasi – non così può dirsi per l’Autorità Portuale, che avrebbe dovuto comunicare per tempo se accordare o meno la proroga e, in caso negativo, emanare una comunicazione in tal senso”.
L’imprenditore richiama quindi il principio dell’affidamento e il dovere delle amministrazioni pubbliche di mantenere un rapporto trasparente e corretto con i cittadini.











