La notizia dei bambini ricoverati è arrivata martedì. Il giorno successivo la richiesta di indicazioni all’Asp di Vibo Valentia, la comunicazione alle famiglie e la decisione di sospendere le attività. A ricostruire le ore vissute all’interno della Family Baby School di Tropea è la dirigente Serena Miceli, dopo la morte in ospedale del piccolo Alessio Pio e il ricovero di altri quattro bambini che frequentano la stessa struttura. “Abbiamo avuto notizia dei bambini ricoverati martedì – riferisce Miceli all’Ansa – e già ieri pomeriggio abbiamo scritto all’Asp per chiedere come procedere, vista l’insorgenza delle problematiche”.
“Abbiamo comunicato la chiusura alle famiglie”
La richiesta inviata all’Azienda sanitaria, spiega la dirigente, ha ricevuto una risposta. Contemporaneamente l’asilo ha deciso di sospendere le proprie attività. “Ieri stesso abbiamo mandato anche la lettera di chiusura alle famiglie”, afferma Miceli. Una scelta precauzionale adottata mentre sono in corso gli accertamenti per comprendere cosa possa essere successo e verificare l’eventuale presenza di un’origine comune nei casi che hanno coinvolto i bambini.
L’ipotesi del batterio entrato dall’esterno
“Stiamo ipotizzando insieme all’Asp quello che potrebbe essere successo”, spiega ancora la dirigente. Una delle possibilità prese in considerazione è che il batterio possa essere arrivato nella scuola dall’esterno. “Molto probabilmente è un batterio che è entrato dall’esterno all’interno della struttura – sostiene Miceli – e quindi stanno facendo le verifiche del caso per capire come interrompere questa catena di contagi”. Tra le ipotesi viene indicata quella del Clostridium difficile, definito dalla dirigente come “un batterio che si prende generalmente all’interno delle strutture ospedaliere”. La natura dell’agente patogeno, tuttavia, dovrà essere confermata dagli accertamenti sanitari.
“Ci siamo attivati autonomamente per sanificare”
La dirigente si sofferma anche sulle procedure di pulizia adottate normalmente all’interno dell’asilo e sull’intervento specifico avviato in seguito ai ricoveri. “Le scuole normalmente igienizzano quotidianamente con prodotti a base di cloro, che sono quelli previsti per le scuole”, afferma Miceli. Secondo quanto da lei riferito, per il possibile batterio preso in considerazione sarebbe necessario utilizzare prodotti differenti. “Questo tipo di batterio, invece, non si debella con prodotti a base di cloro, ma con prodotti a base di acqua ossigenata, che normalmente non si usano nelle scuole, ma negli ospedali”.
Per questa ragione la Family Baby School ha deciso di intervenire autonomamente, rivolgendosi alla stessa azienda che fornisce i prodotti utilizzati quotidianamente. “Ci siamo premurati di contattare lo stesso fornitore che ci fornisce i prodotti di sanificazione quotidiana – conclude la dirigente – per farci pervenire i prodotti che consegna alle cliniche e agli ospedali, in modo da sanificare la scuola”.











