10 Settembre 2026
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Minacce di morte ai figli e nessuna tutela, la sindaca di Gioia Tauro annuncia la protesta: “Da lunedì mi incatenerò al Comune”

Simona Scarcella denuncia il silenzio di Prefettura e Viminale dopo due gravi episodi intimidatori con proiettili di Kalashnikov e lettere anonime

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Un’escalation di intimidazioni e una protesta ad oltranza contro il silenzio delle istituzioni. La sindaca di Gioia Tauro, Simona Scarcella, ha annunciato un’azione dimostrativa drastica per denunciare il mancato intervento a tutela della propria famiglia, finita al centro di pesanti minacce di morte negli ultimi otto mesi.

Da lunedì mi incatenerò al Comune di Gioia Tauro e inizierò lo sciopero della fame. Abbiamo scritto, insieme alla mia giunta, al Viminale e alla Commissione nazionale antimafia, e non ci hanno risposto”, dichiara la prima cittadina, descrivendo un quadro di forte pressione personale ed esplicitando le tappe della vicenda.

“Entrambe – ricostruisce – con messaggi consegnati a mano nella mia abitazione. Il 18 dicembre ho ricevuto una busta con dentro un biglietto di auguri di Natale e 7 proiettili di cui 4 di Kalashnikov. Dopo questo episodio la Prefettura di Reggio Calabria non ha inteso fare nulla. Il 25 agosto ho ricevuto una lettera dove c’era scritto: ‘Se scrivi ancora ti scanniamo i figli e il cane’. Il mio figlio minore è diabetico e tutte le sere escono, con il cane, a camminare perché gli fa bene per la sua patologia, ma da 15 giorni sono chiusi in casa”.

Le accuse alla Prefettura e il nodo della Commissione d’accesso

L’operato e la condotta della Prefettura di Reggio Calabria sono finiti al centro di un duro e diretto attacco da parte dell’amministratrice, che lamenta un’assenza totale di risposte formali alle proprie segnalazioni istituzionali.

“Il 26 agosto – spiega Scarcella – ho inviato una Pec alla Prefettura chiedendo che venissere adottate le forme che ritenevano opportune di tutela ma non ho mai ricevuto, fino a oggi, una risposta, né formale né informale. Ho appreso dai giornali che hanno convocato una riunione tecnica di coordinamento che non mi è stata comunicata, né preventivamente né mi sono stati comunicati gli esiti. In un comunicato stampa, vergognoso, la Prefettura per giustificare 11 giorni in cui non ha fatto nulla scrive che l’hanno appreso dai social, quando io ho una Pec con ricevuta di consegna”.

Nel giudizio espresso dalla sindaca, l’ispezione avviata dal governo territoriale sul comune avrebbe finito per ostacolare l’assegnazione di adeguate misure di protezione. “Dal momento che il Prefetto di Reggio Calabria – osserva Scarcella – mi ha inviato una Commissione d’accesso ispettivo, ovviamente, non vuole darmi una tutela perché questo potrebbe contrastare con l’idea che ha del Comune di Gioia Tauro. Ho informato la Prefettura, con dovizia di particolari, di provvedimenti importanti che ho preso, perché la Commissione d’accesso non doveva essere mandata a me ma a qualche altra amministrazione”, sottolinea la prima cittadina, ricordando che al centro della drammatica situazione vi è “la sicurezza di due ragazzi innocenti”.

L’appello al Viminale e la richiesta di parità di trattamento

Di fronte al perdurare del rischio, la posizione della sindaca rimane ferma nell’esigere misure concrete a presidio dell’abitazione e dell’incolumità dei propri cari.

“Considerato che hanno toccato i miei figli io vado avanti, perché su questa cosa pretendo giustizia”, dice Scarcella. “Almeno una pattuglia davanti casa. Ma non lo vogliono fare perché loro hanno creato qualcosa che deve riflistening sulla mia onorabilità personale, tra l’altro qualcosa non suffragato da nulla. Ma faccio una domanda provocatoria: supponiamo che io sia l’amante di Totò Riina, se nello Stato italiano minacciano due ragazzi innocenti di morte hanno diritto a protezione questi ragazzi o no?”.

La prima cittadina rivendica la piena trasparenza della propria condotta personale e amministrativa, rinnovando gli interrogativi sui ritardi delle tutele: “Considerato che sono incensurata, non ho un’indagine su di me, non ho ricevuto nulla su di me, ancora la Commissione d’accesso sta lavorando, ma è possibile che i miei figli, due ragazzi che non c’entrano niente, debbano subire tutto questo? Io so – afferma – perché mi hanno mandato l’intimidazione, e lo sa anche la Prefettura di Reggio Calabria e le forze dell’ordine, perché non prendono provvedimenti?”.

La mobilitazione proseguirà fino a un coinvolgimento diretto dei vertici dell’Esecutivo nazionale: “Io mi incateno qui e faccio lo sciopero della fame finché il ministro Piantedosi non viene a Gioia Tauro, perché lo deve ai cittadini, perché non abbiamo un marchio d’infamia, qui ci sono persone perbene. Ma è possibile che al sindaco di Bologna solo perché sui social gli hanno scritto ‘sappiamo dove abiti’ hanno disposto una scorta e al sindaco di Gioia Tauro, che vive in un territorio terribile, no?”, conclude la prima cittadina.

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