Distributori senza benzina e diesel, lunghe code e proteste in espansione. L’emergenza carburanti che sta interessando il Mezzogiorno si intreccia con la protesta degli autotrasportatori, pronti a valutare un fermo nazionale se il governo non convocherà rapidamente le associazioni di categoria. In Calabria la situazione è particolarmente critica: a Cosenza la maggior parte delle stazioni di servizio avrebbe esaurito le scorte, mentre difficoltà analoghe vengono segnalate anche nel Catanzarese.
A pesare sono il rincaro del gasolio, le difficoltà negli approvvigionamenti e il mancato sblocco dei contributi annunciati nei mesi scorsi per sostenere il settore. Le associazioni dell’autotrasporto chiedono un confronto urgente con l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, avvertendo che senza risposte concrete il rischio è quello di una paralisi delle attività e delle catene logistiche.
Emergenza carburanti, distributori a secco tra Cosenza e Catanzaro
La crisi delle forniture sta provocando disagi crescenti in diverse aree della Calabria. Secondo quanto riportato dall’Ansa, a Cosenza la grande maggioranza dei distributori avrebbe terminato le scorte di benzina e diesel, con conseguenze sulla mobilità urbana. Il problema si starebbe estendendo anche ad altre città, tra cui Catanzaro, dove molte pompe sarebbero rimaste senza carburante.
La situazione riguarda anche la Puglia, in particolare il Foggiano, dove quasi tutti i distributori risulterebbero a secco. Tra le cause segnalate figurano le difficoltà della rete di distribuzione e lo sciopero della raffineria di Taranto, che starebbe contribuendo a rallentare gli approvvigionamenti.
Nel frattempo, in diverse regioni meridionali sono già partite iniziative di protesta autonome. In Puglia si sono registrati blocchi, mentre altri presidi sono annunciati in Calabria a partire dal 16 ottobre e in Sicilia nei giorni successivi. L’allarme interessa anche la Basilicata.
Autotrasportatori pronti al fermo nazionale: “Il governo ci convochi”
A lanciare l’allarme sono Conftrasporto e Unatras, che chiedono un incontro immediato con il governo per affrontare l’aumento dei costi e le difficoltà operative delle imprese.
Il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, sottolinea che le proteste in corso non sono state proclamate dalle associazioni di categoria, ma stanno nascendo spontaneamente tra gli operatori esasperati.
“Sono proteste spontanee, non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria, il che rende il quadro ancora più inquietante perché significa che ci si sta muovendo nell’ambito della disperazione degli imprenditori”, afferma Russo.
L’associazione chiede quindi una convocazione urgente da parte dell’esecutivo. In assenza di un confronto, avverte il presidente, potrebbe essere presa in considerazione la possibilità di un fermo nazionale dell’autotrasporto, con ripercussioni sull’intero Paese.
Anche Unatras, che riunisce diverse associazioni del trasporto merci su strada, denuncia un malessere ormai diffuso e non più sostenibile. L’organizzazione avverte che, senza una convocazione tempestiva, il settore rischia di arrivare alla paralisi.
Caro gasolio, pesano i contributi ancora da sbloccare
Al centro della protesta c’è anche il ritardo nell’erogazione delle risorse stanziate a maggio per contrastare il caro carburante. Secondo le associazioni, gli aiuti non sarebbero ancora arrivati alle imprese, mentre il prezzo del diesel continua a salire.
Russo riferisce che dall’inizio della guerra il gasolio avrebbe registrato un aumento superiore a 50 centesimi al litro. Per questo, oltre allo sblocco dei fondi già previsti, il settore chiede nuovi stanziamenti per compensare i maggiori costi sostenuti dalle aziende.
Il problema, spiegano le associazioni, non riguarda soltanto i bilanci degli autotrasportatori. Il trasporto merci è infatti un anello essenziale per il funzionamento delle filiere produttive e della distribuzione: un eventuale stop potrebbe avere conseguenze anche sulle attività commerciali e industriali.
Allarme in tutto il Mezzogiorno, il Pd Calabria chiede un intervento
Le difficoltà negli approvvigionamenti e le proteste stanno alimentando la preoccupazione delle organizzazioni economiche e politiche. Il Pd Calabria sollecita un intervento immediato del governo, denunciando un’emergenza carburanti ormai estesa a diverse aree del Sud.
Dalla Puglia arriva anche l’allarme di Nicola Delle Donne, presidente di Confindustria regionale, secondo cui la mancanza di carburante rischia di fermare numerose attività, dai trasporti alle infrastrutture fino al settore delle costruzioni.
La crisi presenta quindi due fronti strettamente collegati: da una parte la disponibilità di benzina e diesel per cittadini e imprese, dall’altra la sostenibilità economica dell’autotrasporto, alle prese con costi crescenti e aiuti ancora da sbloccare.
Le prossime ore saranno decisive per capire se il governo convocherà le associazioni e se le proteste annunciate nelle regioni meridionali porteranno a nuove iniziative di blocco.














