La drammatica ondata di proteste che sta infiammando i territori, dalla mobilitazione degli autotrasportatori e agricoltori davanti alla Cittadella regionale di Catanzaro fino alle piazze del Paese contro il caro energia, il carovita e i salari da fame, accende i riflettori su una crisi senza precedenti.
L’Osservatorio regionale delle povertà esprime la sua più profonda preoccupazione e vicinanza di fronte a quella che non viene letta come una semplice vertenza di categoria, ma come il sintomo conclamato di una frattura sociale ed economica irreversibile.
Il grido d’allarme delle imprese e il peso del carburante alle stelle
Il direttore dell’Osservatorio, Belmonte, ha sottolineato che “da tre anni sensibilizziamo e denunciamo con forza e sui media questa grave situazione che adesso si sta acutizzando”.
Come evidenziato dai lavoratori e dai referenti di Fedralog, il costo del carburante, schizzato a cifre inaccettabili come i 2,42 euro registrati, unito a una tassazione esagerata e a margini di utile aziendale ridotti all’osso, storicamente compresi tra il 3% e il 5%, sta condannando alla chiusura intere filiere produttive, cooperative e aziende di autotrasporto e agricoltura.
“Quando un’impresa con decine di dipendenti rischia il fallimento a causa di costi energetici e di gestione fuori controllo, a crollare non è solo il profitto, ma la dignità del lavoro e la stabilità di centinaia di famiglie”, continua Belmonte. Sulla stessa linea Confapi Calabria, che ha chiesto di mantenere in regione una quota del valore dell’energia prodotta sul territorio, garantendo tariffe competitive, iter semplificati per le PMI e l’accesso effettivo alle risorse per la transizione energetica, “con una concreta destinazione”.
Il rischio di povertà strutturale e l’insufficienza delle misure tampone
La situazione calabrese rischia di precipitare in una spirale irreversibile. “La Calabria, già tristemente riconosciuta tra le regioni più povere d’Europa, rischia di precipitare in un baratro di povertà strutturale”, avverte l’Osservatorio.
L’impoverimento non colpisce più soltanto le fasce storicamente vulnerabili della popolazione, ma aggredisce direttamente il lavoro regolare, l’imprenditoria diffusa, i giovani e i pensionati, schiacciati da un carovita insostenibile e da retribuzioni ferme al palo. Le misure tampone immesse finora nel sistema economico regionale si rivelano del tutto insufficienti a fronteggiare un’emergenza sistemica che richiede risorse adeguate, programmazione trasparente e un ascolto istituzionale finora drammaticamente mancato.
Le richieste dell’Osservatorio e i tavoli provinciali urgenti
Ignorare la protesta e le proposte che salgono da chi lavora e produce significa spalancare le porte a una crisi di tenuta democratica e sociale senza precedenti.
Per questo l’Osservatorio fa proprio l’appello alla mobilitazione e alla giustizia sociale, chiedendo anzitutto un tavolo di confronto urgente e permanente tra governo regionale, centrale e parti sociali per dare risposte concrete e immediate ai settori messi in ginocchio dai costi energetici.
A ciò si aggiungono la richiesta di interventi straordinari e mirati di sostegno al reddito e alla liquidità delle imprese, potenziando in modo reale i fondi di supporto, e la necessità di azioni strutturali contro la speculazione, inclusa la regolamentazione e l’imposizione di un tetto ai prezzi dei carburanti e dei beni di prima necessità, recuperando risorse attraverso la tassazione degli extraprofitti.
Non possiamo permettere che la povertà diventi il tratto distintivo del nostro futuro. L’Osservatorio continuerà a monitorare con rigore l’evolversi della crisi, restando al fianco di chi lotta per la sopravvivenza economica e sociale della comunità.
“Per questo riteniamo urgente l’apertura di un tavolo permanente in ciascuna delle cinque province calabresi, con il coinvolgimento di sindacati, Confapi e dell’Osservatorio stesso, per dare risposte immediate a chi sta subendo gli effetti dell’aumento dei costi”, conclude A. Belmonte, invitando la Regione Calabria e le Prefetture a convocare con la massima urgenza i tavoli di confronto.














