1 Ottobre 2026
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“Dopo anni di precariato rischiano di perdere tutto”: la protesta dei Tirocinanti a Catanzaro

Tirocinanti arrivati da tutta la Calabria manifestano per chiedere risposte sulla situazione di chi non è stato stabilizzato. Il Partito Democratico rilancia la questione e sollecita la Regione

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Sono stati circa 200 i tirocinanti di inclusione sociale (TIS) arrivati da diverse zone della Calabria per la manifestazione organizzata oggi a Catanzaro. Al centro della protesta c’è il futuro dei lavoratori che non sono rientrati nei percorsi di stabilizzazione e che chiedono alla politica regionale una soluzione occupazionale. Sulla mobilitazione è intervenuto il gruppo del Partito Democratico, che ha espresso “massima vicinanza” ai manifestanti e annunciato l’intenzione di portare la questione sia in Consiglio regionale sia in Parlamento, attraverso i propri rappresentanti.

Il Pd: “Non lasciare indietro nessuno”

Secondo i consiglieri regionali dem, la manifestazione dimostra che la vicenda dei TIS in Calabria non può essere considerata definitivamente risolta. Il gruppo sostiene che rimangano aperte le situazioni di quei tirocinanti che non sono stati assunti dagli enti locali e che continuano ad attendere un percorso lavorativo. “Più volte in questi anni abbiamo sollevato la questione chiedendo risposte certe e percorsi garantiti per tutti”, afferma il gruppo PD, chiedendo alla Regione Calabria un ulteriore intervento per affrontare le posizioni ancora irrisolte.
La richiesta arriva mentre il percorso regionale di stabilizzazione è ancora in corso. Nel giugno scorso il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una legge definita dalla Regione come una “norma ponte” per i tirocinanti esclusi dal percorso di stabilizzazione, mentre a luglio l’assessore al Lavoro Giovanni Calabrese aveva comunicato il raggiungimento di quota 1.500 lavoratori stabilizzati, indicando l’obiettivo di arrivare a 1.800.

Anni di precariato e il ruolo svolto negli enti

Nel documento diffuso dal gruppo PD viene sottolineato anche il ruolo svolto negli anni dai tirocinanti all’interno delle amministrazioni pubbliche calabresi. “Si tratta in molti casi di padri e madri di famiglia che per tanti anni sono stati capaci di supportare l’attività degli enti in cui erano stati inseriti”, sostiene il gruppo, richiamando la carenza di personale che interessa numerosi Comuni calabresi.
La stessa documentazione regionale descrive i TIS come un bacino di lavoratori impiegati da anni presso enti pubblici calabresi e riconosce il contributo fornito alla continuità dei servizi e alla funzionalità degli enti ospitanti.

La richiesta: una soluzione anche per gli esclusi

Il nodo indicato dal Partito Democratico riguarda in particolare coloro che, nonostante gli anni trascorsi nei percorsi di tirocinio, non sono stati stabilizzati. “A loro va tutta la nostra solidarietà accanto alla garanzia che faremo tutto il possibile sia in ambito del Consiglio regionale sia in Parlamento”, afferma il gruppo, assicurando il sostegno a quelle proposte che possano individuare una soluzione occupazionale.
La Regione, dal canto suo, ha progressivamente messo in campo diversi strumenti collegati al superamento del precariato dei TIS. Tra questi rientrano le procedure di stabilizzazione presso gli enti locali, percorsi formativi e misure transitorie per accompagnare il bacino verso la conclusione dei percorsi previsti.

“Creare precariato senza risorse strutturali non deve più essere accettato”

Nel comunicato il gruppo PD allarga infine la riflessione oltre l’attuale vertenza, ponendo l’accento sulla necessità di evitare che strumenti temporanei si trasformino in situazioni di precarietà prolungata. “Creare precariato senza risorse strutturali, progetti chiari e percorsi di inserimento lavorativo ben definiti non deve essere più accettato”, sostiene il gruppo.
Per il Partito Democratico, dunque, la manifestazione di Catanzaro rappresenta un ulteriore sollecito alla Regione e al Parlamento affinché venga individuata una risposta anche per i tirocinanti rimasti fuori dalle stabilizzazioni. La questione resta così legata al completamento del percorso avviato negli ultimi anni e alla ricerca di strumenti per le posizioni che non hanno ancora trovato una soluzione occupazionale.

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