Il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura ha approvato la delibera per l’introduzione dei test psicoattitudinali destinati ai candidati magistrati. La decisione dà finalmente attuazione alla legge varata due anni fa, segnando un cambio di passo storico nelle procedure d’accesso alla carriera giudiziaria.
Le novità non attenderanno a lungo: la prova orale del prossimo concorso si svolgerà infatti integrando già le nuove disposizioni.
L’esito della votazione e il ruolo dei docenti
L’approvazione in plenum ha registrato un confronto articolato, terminato con l’astensione di sei consiglieri al momento del voto.
L’architettura concreta dell’esame muoverà ora i suoi primi passi operativi: una commissione di docenti universitari riceverà l’incarico di elaborare i test nei dettagli, che dovranno successivamente passare al vaglio definitivo del Consiglio per la conferma finale.
Le aree di valutazione e i criteri d’inidoneità
Il cuore del provvedimento risiede nella definizione precisa dei parametri psicoattitudinali. La delibera stabilisce l’individuazione di specifici fattori d’esclusione, focalizzandosi sulle “condizioni d’inidoneità allo svolgimento delle funzioni giudiziarie”.
Gli esperti esamineranno la struttura attitudinale degli aspiranti togati analizzando “l’area cognitiva, l’area emotiva, l’area relazionale, l’area etico-valoriale e l’area organizzativa”. L’obiettivo è garantire un profilo equilibrato e idoneo alle complesse responsabilità del ruolo giudiziario.












