3 Ottobre 2026
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Madrid esplode sulla casa, migliaia in strada contro il caro affitti: cresce l’ipotesi di sciopero generale

Doppio stop in Parlamento e nuove mobilitazioni per il diritto alla casa. Sullo sfondo resta il possibile voto anticipato

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La crisi abitativa torna a scuotere la Spagna, con manifestazioni organizzate in oltre 50 città dopo la bocciatura al Congresso di due decreti del governo di Pedro Sánchez sull’emergenza casa. A Madrid il corteo ha richiamato, secondo la prefettura, circa 70mila persone, mentre il Sindicato de Inquilinas ha fornito una stima superiore al mezzo milione. Tra chiavi, pentole e casseruole, i manifestanti hanno chiesto nuove misure per contenere gli affitti e contrastare la speculazione. Nel corteo sono risuonati anche gli appelli a uno sciopero generale, mentre a Puerta del Sol prosegue da giorni l’accampamento degli “indignados”.

Nel mirino i decreti bocciati dal Congresso

La mobilitazione è arrivata all’indomani della doppia sconfitta parlamentare dell’esecutivo. Il primo decreto, dedicato a un pacchetto di interventi sull’emergenza abitativa, è stato respinto con 178 voti contrari e 172 favorevoli. Il secondo provvedimento, che comprendeva tra l’altro il rinnovo automatico per due anni dei contratti di affitto in scadenza nel 2028 e altre misure a tutela degli inquilini, è stato bocciato con 184 no e 166 sì. A determinare il risultato sono stati i voti del Partito Popolare, di Vox e di Junts per Catalunya, con i sette deputati del partito indipendentista catalano decisivi per la bocciatura. Junts aveva già contestato il contenuto dei provvedimenti chiedendone il ritiro.

A Valencia scontri davanti al congresso degli immobiliaristi

La protesta non è rimasta priva di momenti di tensione. A Valencia, alcuni manifestanti hanno tentato di superare il cordone di polizia davanti al Palau de las Artes, dove era in corso un congresso di rappresentanti del settore immobiliare. Gli agenti antisommossa sono intervenuti con cariche e strumenti di dispersione. Secondo il bilancio riportato da ANSA, ci sono stati almeno cinque arresti e nove poliziotti feriti.

Sánchez riflette sul voto anticipato, Junts frena

La bocciatura dei decreti ha riaperto anche il dossier delle elezioni anticipate. Sánchez ha annunciato una pausa di riflessione sulla possibilità di sciogliere le Camere prima della scadenza naturale della legislatura, mentre il calendario ordinario porterebbe il voto alla fine del mandato nel 2027. ANSA riferisce che il premier sta valutando i diversi scenari dopo la sconfitta parlamentare.

Nel frattempo, però, Junts non sembra orientato a spingere immediatamente verso le urne. La portavoce Míriam Nogueras ha dichiarato: “Spero che il Psoe si sieda di nuovo al tavolo”, lasciando aperta la possibilità di un nuovo confronto con il governo sulle proposte avanzate dal partito catalano.
Anche sul fronte della sinistra il quadro resta in evoluzione. Le forze di Sumar, Izquierda Unida, Más Madrid e Comuns stanno lavorando a un possibile “Frente Amplio”, mentre Podemos resta al momento fuori dal progetto unitario.

Dalla piazza la richiesta: “Prima le misure, poi le elezioni”

La questione abitativa resta al centro della mobilitazione. Irene Montero, esponente di Podemos, ha sintetizzato la posizione della piazza con il messaggio: “Prima le misure, poi le elezioni”. Tra le richieste avanzate dai manifestanti figurano nuovi interventi per ridurre il costo degli affitti, limitare la speculazione immobiliare e tutelare le persone a rischio sfratto. Dopo la bocciatura parlamentare, il ministro della Presidenza e della Giustizia Félix Bolaños ha assicurato che il governo continuerà a lavorare a un nuovo pacchetto di misure sulla casa.

I sondaggi: la casa è un tema trasversale

Sul piano dell’opinione pubblica, un sondaggio 40dB per EL PAÍS e Cadena SER, realizzato dal 25 al 28 settembre su 2mila interviste online, rileva che il 67,5% degli spagnoli è favorevole a limitare i prezzi degli affitti anche a fronte di una riduzione della redditività dei proprietari. La percentuale resta maggioritaria anche tra gli elettori del PP e di Vox. L’82,4% sostiene inoltre l’aumento dell’offerta di edilizia sociale.

Un altro rilevamento citato da EL PAÍS indica inoltre, in uno scenario di voto, il PP al 33%, il PSOE al 26% e Vox al 18%, con Sumar al 6% e Podemos al 3%. Si tratta di una fotografia dei sondaggi e non di un risultato elettorale.
La crisi della casa resta quindi il principale terreno di confronto tra governo, opposizioni, alleati parlamentari e movimenti sociali, mentre nelle piazze spagnole continua a crescere la richiesta di un intervento sui prezzi degli affitti.

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