Tre provvedimenti di grazia individuale firmati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella riguardano altrettante situazioni giudiziarie molto diverse tra loro. Tra i beneficiari c’è anche Guido Gianni, il gioielliere di Nicolosi condannato per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante una rapina nella propria attività nel 2008.
Il Capo dello Stato ha concesso a Gianni una grazia parziale, estinguendo tre anni e due mesi della pena. L’orafo, nato nel 1960, era stato condannato a 12 anni e quattro mesi di reclusione per duplice omicidio e tentato omicidio. Il provvedimento è stato adottato dopo l’istruttoria prevista dalla legge, conclusa con il parere favorevole del ministro della Giustizia, e tenendo conto anche del parere favorevole espresso dal magistrato di sorveglianza.
La rapina del 2008 e la condanna
La vicenda risale al 2008, quando Gianni si trovò ad affrontare una rapina all’interno della propria gioielleria di Nicolosi, nel Catanese. Nel corso dell’azione esplose alcuni colpi di arma da fuoco: due dei rapinatori morirono e un terzo rimase ferito. La ricostruzione giudiziaria portò alla condanna dell’orafo, al quale non venne riconosciuta la legittima difesa. Secondo quanto ricostruito nelle sentenze, i colpi mortali furono esplosi quando i rapinatori erano ormai in fuga.
Gianni aveva sostenuto di aver agito per difendere la moglie e la propria famiglia, spiegando agli investigatori di non aver avuto l’intenzione di uccidere. La condanna è diventata negli anni anche un caso al centro del dibattito sul rapporto tra legittima difesa, sicurezza e tutela delle vittime delle rapine, con una mobilitazione a sostegno dell’orafo che ha coinvolto anche esponenti politici.
La grazia riduce il residuo di pena
Prima del provvedimento presidenziale, Gianni aveva già scontato cinque anni e tre mesi di carcere. La grazia non elimina la condanna, ma interviene sulla parte ancora da espiare, cancellando tre anni e due mesi. Il residuo della pena scende così al di sotto dei quattro anni, una soglia che permette al Tribunale di sorveglianza di valutare l’eventuale accesso all’affidamento in prova al servizio sociale.
La decisione di Mattarella arriva mentre il tema della clemenza nei confronti di persone condannate per aver reagito durante rapine è tornato nel dibattito pubblico anche attraverso il caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato a 14 anni e nove mesi per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo. I due procedimenti, tuttavia, presentano vicende processuali e condizioni personali differenti e non sono sovrapponibili.
Gli altri due provvedimenti
Gli altri due atti di clemenza riguardano persone condannate per reati legati agli stupefacenti. Il primo beneficiario, identificato nel provvedimento con le iniziali A. A., è nato nel 1972 ed era stato condannato complessivamente a sette anni di reclusione. Mattarella ha estinto l’intera pena residua, pari a cinque anni, cinque mesi e dieci giorni, tenendo conto dei pareri favorevoli delle due autorità giudiziarie competenti e delle gravissime e irreversibili condizioni di salute dell’uomo. Per queste condizioni era già stato disposto il differimento dell’esecuzione della pena.
Il terzo provvedimento riguarda invece G. B., nato nel 1981 e condannato a dieci anni per reati in materia di stupefacenti commessi tra il 2002 e il 2009. In questo caso la grazia ha cancellato un anno e nove mesi della pena ancora da scontare. Nel motivare la decisione sono stati considerati il parere favorevole del magistrato di sorveglianza, il percorso di reinserimento sociale, lavorativo e familiare intrapreso dal condannato e le condizioni di salute della figlia minorenne. Anche per G. B. il residuo di pena rientra nel limite che consente di valutare l’affidamento in prova.
Il plauso politico dopo la decisione
La grazia concessa a Guido Gianni ha suscitato reazioni politiche, in particolare da parte della Lega. Il vicepremier Matteo Salvini, che negli anni aveva sostenuto la causa del gioielliere, ha definito il provvedimento una “bellissima notizia” e ha nuovamente sostenuto la necessità di tutelare chi reagisce a un’aggressione. Anche Forza Italia ha espresso apprezzamento per la decisione, definendola una scelta di “equilibrio e umanità”.
Sul piano istituzionale, il provvedimento di Mattarella resta però distinto dalle valutazioni politiche sul tema della legittima difesa: la grazia è un atto di clemenza individuale che interviene sulla pena in presenza delle condizioni considerate nell’istruttoria, senza modificare la condanna pronunciata dall’autorità giudiziaria.















