27 Settembre 2026
27 Settembre 2026
spot_img

Camera Penale di Catanzaro: “Avvocati intercettati, senza riservatezza il diritto di difesa non esiste”

L'assemblea della Camera Penale "Alfredo Cantàfora" affronta il caso Perugia e rilancia il tema delle intercettazioni tra difensori e assistiti: "La tutela del segreto professionale è un presidio della democrazia"

spot_img
spot_img

La Camera Penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro porta al centro del dibattito pubblico il tema della riservatezza tra avvocato e assistito, ritenuto uno dei cardini del diritto di difesa e del giusto processo. L’assemblea dei soci, in programma domani, sarà infatti dedicata al caso delle intercettazioni dei colloqui tra detenuti e difensori emerso a Perugia, vicenda che, secondo i penalisti, pone interrogativi che vanno ben oltre il processo penale e investono direttamente la qualità della democrazia costituzionale.

Il caso Perugia al centro dell’assemblea della Camera Penale di Catanzaro

L’incontro sarà dedicato alle ragioni dell’astensione dell’avvocatura, con particolare riferimento a quanto accaduto nel capoluogo umbro.

Per circa sei mesi, infatti, sarebbero stati captati e registrati colloqui tra detenuti e difensori. Le autorizzazioni riguardavano uno specifico avvocato e il suo assistito, ma le registrazioni avrebbero coinvolto anche almeno quindici altri avvocati, estranei al provvedimento, e le conversazioni con i rispettivi clienti.

Per la Camera Penale di Catanzaro, il nodo non riguarda soltanto la successiva utilizzabilità delle registrazioni, ma un principio ancora più profondo: il diritto del difensore e dell’assistito di poter comunicare senza il timore di essere ascoltati.

“La riservatezza è il presupposto del diritto di difesa”

Secondo quanto evidenziato nel documento che accompagnerà il dibattito, una parte della giurisprudenza ritiene che non esista un divieto assoluto di ascolto delle conversazioni tra difensore e assistito e che sia possibile procedere all’intercettazione per poi distinguere, successivamente, le parti inutilizzabili da quelle eventualmente utilizzabili.

Una ricostruzione che, secondo la Camera Penale, apre una questione decisiva.

Se chi parla sa di poter essere ascoltato, quanto può dirsi realmente libero un colloquio difensivo?

Per i penalisti, la riservatezza non rappresenta un semplice profilo tecnico, ma costituisce la condizione indispensabile affinché il diritto di difesa possa essere esercitato in modo pieno ed effettivo.

Il confronto con Stati Uniti, Spagna, Paesi Bassi e Regno Unito

Nel documento viene richiamato anche il confronto con altre democrazie occidentali.

Riprendendo le riflessioni del giurista Oliviero Mazza, pubblicate sul quotidiano Il Dubbio, la Camera Penale ricorda come negli Stati Uniti, il caso del Kansas, relativo alla registrazione dei colloqui tra detenuti e avvocati, abbia provocato una netta reazione della magistratura.

In Spagna, le intercettazioni tra detenuti e difensori portarono alla condanna e all’interdizione del magistrato che aveva disposto l’attività.

Nei Paesi Bassi, invece, le intercettazioni delle comunicazioni degli avvocati da parte dei servizi di sicurezza determinarono l’intervento dei giudici con la richiesta di maggiori garanzie e controlli indipendenti.

Anche nel Regno Unito casi analoghi hanno alimentato un ampio confronto istituzionale sulla tutela delle comunicazioni protette dal segreto professionale.

“Quando lo Stato supera quel confine, la democrazia deve reagire”

Per la Camera Penale “Alfredo Cantàfora”, tutte queste esperienze sono accomunate da un principio fondamentale: quando lo Stato oltrepassa il confine della riservatezza del rapporto tra difensore e assistito, una democrazia costituzionale deve essere capace di attivare i propri anticorpi.

È questo il tema che verrà affrontato nell’assemblea.

Secondo i penalisti, il diritto di difesa non può dirsi realmente garantito se l’imputato non è libero di raccontare tutto al proprio avvocato o se il colloquio riservato rischia di diventare oggetto di ascolto da parte dello Stato.

Le ragioni dell’astensione dell’avvocatura

Da queste considerazioni nasce l’astensione promossa dall’avvocatura penale.

Una scelta che, spiegano dalla Camera Penale di Catanzaro, parte da un interrogativo destinato a riguardare non solo gli operatori del diritto ma l’intero sistema democratico: che cosa resta della libertà della difesa se anche il colloquio riservato tra avvocato e assistito non è più realmente inviolabile?

È attorno a questa domanda che si svilupperà il confronto dell’assemblea della Camera Penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro, chiamata a riflettere su uno dei temi più delicati per la tutela delle garanzie costituzionali e dello Stato di diritto.

spot_img
spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img
spot_img
spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor