Non interessano quasi a nessuno le dimissioni forzate di Corrado L’Andolina dalla presidenza della Provincia di Vibo Valentia. E bisognerebbe chiedersi seriamente perché. La risposta, per quanto brutale, è semplice: perché durante il suo mandato non è rimasto nella percezione collettiva un risultato capace di incidere davvero sulla qualità della vita della comunità vibonese. Basta guardare allo stato della rete viaria provinciale, che da anni rappresenta una delle emergenze più evidenti del territorio. Strade dissestate, collegamenti difficili, manutenzione insufficiente: la viabilità vibonese, da sola, racconta meglio di molti discorsi la distanza esistente tra istituzioni e cittadini.
Quando la politica smette di interessare
Un amministratore crea interesse quando riesce a dimostrare che la propria presenza nelle istituzioni produce risultati concreti. Quando migliora una strada. Quando risolve un problema. Quando rende più efficiente un servizio. Quando lascia qualcosa di visibile dietro di sé. Se invece le dimissioni di un presidente della Provincia passano quasi inosservate o lasciano indifferente l’opinione pubblica, significa che quella carica viene percepita come distante dalla vita quotidiana delle persone. Oppure, peggio ancora, che l’avvicendamento viene letto come l’ennesima conseguenza di manovre di palazzo incomprensibili ai cittadini. Ed è precisamente ciò che sta accadendo a Vibo Valentia.
L’Andolina “trombato” dai giochi di potere
Dietro l’uscita di scena di Corrado L’Andolina esistono dinamiche politiche molto precise. Il presidente è stato, nei fatti, “trombato” da equilibri di potere sotterranei, da rapporti deteriorati e da strategie che attraversano trasversalmente gli schieramenti politici. Una vicenda che finisce per squalificare non soltanto chi viene defenestrato, ma anche quei gruppi politici che hanno costruito l’operazione. Perché, fuori dai palazzi, di questi giochi non interessa praticamente nulla a nessuno. La gente non trascorre le proprie giornate interrogandosi sugli equilibri tra consiglieri provinciali, sulle geometrie tra centrodestra e centrosinistra o sulle vendette maturate nei corridoi della politica. La gente pensa a ben altro.
La crisi economica viene prima delle poltrone
L’attenzione della comunità vibonese è assorbita da una crisi economica profonda. Famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese. Attività commerciali in difficoltà. Giovani che continuano ad andare via. Comuni alle prese con problemi finanziari e strutturali. Una provincia che continua a perdere popolazione, servizi e opportunità. In questo quadro, l’addio del presidente della Provincia difficilmente può occupare il dibattito collettivo. Se ne parlerà per qualche giorno tra addetti ai lavori, partiti, amministratori e consiglieri. Poi la vicenda scivolerà inevitabilmente via. Perché i problemi dei cittadini resteranno esattamente dove erano prima.
Una defenestrazione tutta politica
Le dimissioni forzate di L’Andolina assumono quindi i contorni di una mossa politica con un obiettivo preciso: togliere di mezzo un personaggio diventato, suo malgrado, indigesto sia a settori del centrodestra sia a settori del centrosinistra. Una defenestrazione costruita dentro una logica di palazzo che poco o nulla ha a che vedere con le necessità quotidiane del territorio. Ed è proprio questo il problema. Ogni volta che la politica appare concentrata prevalentemente sulla gestione delle proprie posizioni, il rapporto con la popolazione si indebolisce ancora.
Il rischio più grave: cittadini sempre più lontani dalle istituzioni
Il vero risultato di operazioni di questo tipo rischia di essere un ulteriore aumento della sfiducia nelle istituzioni. Quando i cittadini percepiscono una distanza enorme tra i palazzi del potere e i problemi reali, qualsiasi cambiamento ai vertici viene interpretato allo stesso modo: “saltano le poltrone”. Non importa più chi entra e chi esce. Non importa il nome del presidente, dell’assessore o del consigliere. Perché se nulla cambia concretamente nella vita della gente, la politica diventa soltanto uno spettacolo riservato a chi la pratica. Ed è forse questo il dato politicamente più grave della vicenda L’Andolina. Non tanto che un presidente della Provincia sia stato costretto a lasciare. Ma che alla maggioranza dei cittadini non interessi quasi nulla sapere chi prenderà il suo posto. Perché quando una comunità arriva all’indifferenza verso le proprie istituzioni, significa che il problema non è più soltanto una crisi politica. È diventata una crisi di rappresentanza.













