Dopo oltre settanta giorni di attesa, è stata finalmente convocata l’Assemblea provinciale del Partito Democratico di Cosenza, un ritardo che evidenzia, secondo i critici, lo stato di paralisi politica e organizzativa del partito sotto l’attuale gestione.
Tuttavia, secondo la Maggioranza, anche questa convocazione non risponde alle esigenze di un autentico confronto politico: si tratta di un’assemblea breve e a porte chiuse, concepita per assolvere ad adempimenti burocratici più che per discutere temi politici concreti. Il richiamo a dettagli come le dimensioni della sala o la necessità di prenotarsi per intervenire, conferma l’impostazione riduttiva e poco democratica dei lavori.
Mozione di sfiducia e gestione contestata
La convocazione ufficiale riguarda la composizione della Commissione congressuale, ma trascura il tema politico centrale: l’esistenza di una mozione di sfiducia nei confronti del segretario provinciale. Tale omissione, insieme a riferimenti errati allo statuto regionale, viene interpretata dai critici come un tentativo di confondere il quadro procedurale e depotenziare una richiesta politica legittima.
Richiesta di trasparenza e garante
I dirigenti locali chiedono formalmente al Pd regionale di nominare un garante dell’assemblea, per assicurare la corretta conduzione dei lavori e la messa ai voti della richiesta avanzata dall’Assemblea. È indispensabile che tutto si svolga nel rispetto di procedure democratiche ed elettorali, a partire dal metodo di elezione della Commissione provinciale di garanzia.
Secondo i firmatari, il Pd non può chiedere credibilità all’esterno se continua a negarla al proprio interno, rendendo necessario accendere un faro sulla Federazione di Cosenza.













